Il 12 aprile, a Rapallo, Villa Queirolo accoglierà alle 16.30 una conferenza di don Jacopo De Vecchi dedicata a don Giovan Battista Bobbio, intitolata: Don Bobbio Martire “con la coscienza a posto”.
Don Jacopo, parroco di Sant’Anna a Rapallo e direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura della Diocesi di Chiavari, guiderà l’evento organizzato dalla sezione ANPI Santa Margherita Ligure – Portofino – Rapallo, con il patrocinio del Comune di Rapallo.
Don Giovan Battista Bobbio
Don Giovan Battista Bobbio nacque a Bologna il 3 luglio 1914 e fu fucilato a Chiavari (Genova) il 3 gennaio 1945. Era parroco di Valletti (La Spezia). Nei giardini di Chiavari, liberata nel 1945 dai partigiani della Brigata d’assalto Garibaldi “Coduri”, si trova un busto che lo raffigura. Un’epigrafe, scritta dal partigiano Giovanni Serbandini, ricorda: “Quando gli chiesero – al poligono di tiro – se voleva pregare prima di morire – ai nazifascisti rispose – «Io sono già a posto con la mia coscienza ma pregherò per voi» – e cadde con le mani in croce – Don Bobbio – parroco di Valletti e della Coduri – a testimoniare – con serena fermezza – cristiana e partigiana – il valore di un’intesa – salvatrice della patria e dell’umanità”.
Don Giovan Battista Bobbio divenne parroco di Valletti, un paese allora in condizioni precarie, nel 1939. Dopo l’8 settembre 1943, si unì a quei giovani che, sull’Appennino ligure, scelsero di lottare per la libertà, contribuendo significativamente alla creazione di una nuova vita democratica, attraverso giunte popolari, supporto ai partigiani e alla popolazione, e istituzione di scuole. In qualità di cappellano della Brigata “Coduri”, non solo fornì assistenza spirituale ai partigiani, ma contribuì a rinforzarne i ranghi, fungendo da intermediario per reclutare soldati della Divisione alpina repubblichina “Monterosa”, che presidiava il passo di Velva e il litorale, tra le file della Resistenza. Riuscì persino a far passare con i partigiani, a Torriglia, l’intero Battaglione “Vestone” il 4 novembre 1944.
Circa due mesi dopo, i nazifascisti attuarono un rastrellamento su larga scala con l’obiettivo principale di catturare il prete partigiano. Nonostante i consigli di allontanarsi, don Bobbio decise di rimanere con i suoi parrocchiani. Quando i nazifascisti irruppero a Valletti, attaccarono la canonica, la distrussero e poi la incendiarono, devastando gran parte del paese. Anche mentre era già nelle mani dei fascisti, il sacerdote riuscì a confortare due giovani paesani, che sarebbero stati uccisi poco dopo. Fu poi trascinato via per la montagna e lasciato legato a una palizzata per un’intera notte mentre la neve turbinava. Da Santa Maria del Taro, fu poi trasportato in autocarro a Chiavari, dove rimase in isolamento per due giorni prima di affrontare il suo tragico destino al poligono di tiro, fucilato senza processo. (Da anpi.it)