Il sestrese Stefano Camarda ha preso parte alla terza edizione dell’Alvi Trail Liguria, l’itinerario dell’Alta Via dei Monti Liguri in otto tappe con partenza da Dolceacqua (IM) ed arrivo a Porto Venere (SP) che si è svolta dal 15 al 22 giugno.

La gara

Il tracciato della gara attraversa ben 7 parchi regionali, 90 comuni con ambienti e paesaggi sempre differenti ed affascinanti per un totale di 400 chilometri. Uno degli obiettivi della gara è proprio quello di valorizzare l’entroterra ligure e i suoi paesaggi unici che molto spesso rimangono in secondo piano rispetto a quelli della riviera.

“L’idea di fare questo viaggio è iniziata come uno scherzo tra me Charlie, compagno di innumerevoli avventure. Charlie purtroppo alla seconda tappa ha avuto un problema muscolare che non gli ha permesso di correre tutte le tappe, ma solo alcune – spiega Camarda – Si tratta di una gara dove vivi e convivi insieme alle persone e la competitività è in secondo piano. Per questo motivo ho vissuto la gara come un viaggio, un’esperienza”.

La competizione ha visto la partecipazione di numerosi atleti provenienti da ogni parte del mondo, dalla Cina al Sud Africa. Per Stefano si è realizzato un sogno. Fin da quando era al liceo infatti ha sempre sognato di poter percorrere l’Alta Via dei Monti Liguri.

“Si tratta di una gara più di mente che di gambe. Alla fine ho sofferto perché 400 km in così pochi giorni sono tanti ma mi aspettavo peggio”.

Al termine di ogni tappa sono stati allestiti dei campi base dove gli atleti e lo staff passavano insieme la sera e la notte prima della partenza prevista il giorno dopo.

“Le serate passate tutti insieme, perché all’Alvi non ci sono i primi che se la “tirano”, a mangiare e bere birre parlando della tappa e non solo sono il vero spirito trail che mi piacerebbe vedere in tutte le gare. Già dalla prima tappa ho conosciuto delle persone, una ragazza di Alba e un ragazzo di Carpi, con cui ho stretto amicizia per tutto il resto del viaggio” continua Camarda.

La tappa più dura per l’atleta sestrese è stata la sesta, la più corta (35 km) che dal passo della Scoffera porta fino a Rezzoaglio:

“Abbiamo sbagliato strada un paio di volte perdendo così un’ora e mezza di tempo. La stanchezza e la frustrazione iniziavano a farsi sentire. Le ultime due tappe però le ho percorse con più tranquillità, un po’ perché ero riuscito a riposare meglio e poi perché eravamo in zone che conoscevo bene”.