Più terreni da coltivare a vitigno, venendo incontro alle richieste sempre più numerose degli
operatori del settore. E’ quanto chiede all’UE e al Governo il Consiglio Regionale, che ha
approvato quest’oggi all’unanimità un ordine del giorno presentato dai consiglieri di Forza Italia
Claudio Muzio e Angelo Vaccarezza. Il documento impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso
le sedi competenti affinché possa essere modificato l’art. 63 del Regolamento UE 1308/2013 e sia
introdotto un sistema più flessibile per ciò che concerne la distribuzione geografica del nuovo
impianto di vitigni. Lo scopo è fare in modo che gli Stati membri possano soddisfare le esigenze
specifiche delle singole Regioni, tenendo maggiormente conto delle peculiarità territoriali di
ciascuna.
“L’attuale Regolamento europeo – spiega Muzio – prevede che gli Stati membri mettano a
disposizione ogni anno, per i nuovi impianti viticoli, autorizzazioni equivalenti all’1% della
superficie vitata totale nel loro territorio, determinata al 31 luglio dell’anno precedente. Per la
Liguria questo significa nuovi 16 ettari soltanto, a fronte di richieste pari, per i primi 8 mesi
dell’anno in corso, a 159 ettari”.
“E’ di tutta evidenza – prosegue il consigliere di Forza Italia – che questo sistema sia inadeguato ai
fini di un potenziale sviluppo del terreno impiantato a vite, in quanto palesemente insufficiente per
soddisfare la domanda degli imprenditori agricoli e per garantire il ritorno economico di un
eventuale investimento”.
“Auspico perciò che l’approvazione dell’ordine del giorno – conclude Muzio – possa servire da
volano per una svolta su questo tema così rilevante per la nostra Regione: il settore vitivinicolo ed
enologico sta infatti conoscendo in Liguria un momento di notevole sviluppo, con produzioni
d’eccellenza che rappresentano un fiore all’occhiello per la nostra terra, con tanti agricoltori che con
passione stanno recuperando vitigni autoctoni di antica tradizione e con un numero sempre
crescente di giovani che chiedono di ampliare o riconvertire i terreni. Chi decide di investire in
questo campo merita perciò di essere sostenuto, anche perché il recupero delle terre e la loro
conversione a vitigno costituiscono, in un territorio fragile come il nostro, un argine importante al
dissesto idrogeologico”.