Location affacciata sul mare con vista su Portofino: questi gli ingredienti di Dionisio Festival, la prima rassegna teatrale made in Chiavari.

Giovedì 4 Luglio ore 21.30 (piazza Gagliardo)

Lavia dice Leopardi

Con Gabriele Lavia

Lavia dice Leopardi: dice, perché non legge né interpreta, ma riversa sul pubblico, in un modo assolutamente personale nella forma e nella sostanza, le più intense liriche leopardiane, da A Silvia a Passero solitario, dal Canto notturno di un pastore errante dell’Asia a La sera del dì di festa. Leopardi soggiornò a Pisa nove mesi fra il 1827 e il 1828, dove sembrò rinascere e ritrovare un equilibrio che lo portò a stemperare di nuovo nella dolcezza dell’intuizione poetica il disincanto e l’amarezza delle Operette morali. L’attore e regista milanese vuole rendere omaggio al poeta, al suo soggiorno pisano, a quella sua nuova voglia di sondare la parola e il suono in un momento della sua esistenza che si tramutò in esaltante creatività artistica. “Le poesie di Leopardi sono talmente belle e profonde che basta pronunciarne il suono, non ci vuole altro. Da ragazzo volli impararle a memoria, per averle sempre con me. Da quel momento non ho mai smesso di dirle. Per me dire Leopardi a una platea significa vivere una straordinaria ed estenuante esperienza. Anche se per tutto il tempo dello spettacolo rimango praticamente immobile, ripercorrere quei versi e quel pensiero equivale per me a fare una maratona restando fermo sul posto” dichiara Gabriele Lavia.

 

Giovedì 18 Luglio  ore 21.30 (piazza Gagliardo)

Jannacceide

Con Paolo Rossi

Paolo Rossi alla guerra. La guerra dei grandi poemi epici – Iliade, Odissea, Eneide – la guerra di Troia, madre di tutte le guerre, le Cinque Giornate di Milano, la Grande Guerra, la Guerra civile spagnola, la Seconda Guerra mondiale, la guerra che ognuno combatte il lunedì mattina, la prossima guerra. Per chi suona la campana? Per Paolo soldato e per Paolo comico, cantastorie e commediante.

Sottolinea Paolo Rossi «Soprattutto c’entrano Omero e Jannacci. Ma non è per nessuno dei due commemorazione, ricordo, ode o celebrazione. Sono personaggi del poema, il primo e l’ultimo, loro e altri ce ne saranno ancora che ho incontrato nel mio fantasticare o realisticamente son riuscito a immaginare. Guerre per tutti i gusti come quelle che il sarto degli dei a ognuno di noi impone su misura. E qual è il ruolo, il grado del comico, cantastorie o commediante che dir si voglia affinché in un teatro uno spettatore – ne basta uno – entri in un modo ed esca diverso? E questa è una premessa. Volevo dire una promessa. Sul palco un affabulatore e un paio di musicanti: un poema comico epico, quasi stand-up. Roba minima. Come direbbe Enzo. Punto».

 

Mercoledì 31 Luglio ore 21.30 (piazza Gagliardo)

Maratona di New York

Di Edoardo Erba Con Davide Paganini e Massimiliano Caretta

Un’ora in cui due attori corrono e recitano, recitano e corrono. Da fermi si intende.

Un testo per due attori-atleti: dialogo e podismo, estenuanti falcate verbali e non che polverizzano i massimi sistemi di una conversazione continuamente interrotta, mentre i muscoli rigurgitano tossine…

Un banco di prova straordinario per gli attori che, è il caso di dirlo, vi si buttano anima e corpo.

Due ragazzi corrono di notte. Corrono e corrono. Si allenano. Hanno in mente di andare a New York, alla famosa maratona. Ma questa notte non è come le altre. C’è una strana inquietudine, un senso di angoscia che attraversa le parole e si riverbera nel silenzio della strada. “Hai sentito le previsioni?” dice Stefano. “Domani viene il gelo cosmico. Il gelo cosmico. L’universo che si raffredda. Lo zero assoluto.” “A me sembra già freddo adesso”, dice Mario. È un’impressione? Oppure qualcosa sta accadendo davvero? La realtà è proprio quella che si vede? Il brivido attraversa la pelle, si insinua nei discorsi, nelle divagazioni, provoca domande sproporzionate. “Dovremmo decidere se esiste Dio”, dice Mario. Ma perché proprio stasera? C’è un punto di passaggio fra due realtà, fra due dimensioni. Quando il diaframma che le divide si apre, il paesaggio intorno diventa misterioso. Dove sta il passaggio a livello, in fondo alla strada oppure nel profondo della mente? Non c’è un momento di riposo per rispondere alle domande. Bisogna pensarci in corsa, con la milza dolorante, con la tosse, con la codeina dello sciroppo nel sangue, col ricordo di Anna che fa male ancora, con la volontà che spinge e il corpo che dice basta. Bisogna pensarci litigando o ridendo, anche quando la memoria va al buio e di tempo ne rimane poco. Così, seguendo il tic tic di inesorabili secondi, con l’acido lattico nei muscoli e il cuore che scoppia, si corre. Ricordando l’ateniese che forse ha raccontato un sogno, e la grande lnter che vinceva in contropiede, sognando gli americani che applaudono e, pensando di tornare indietro nel tempo a picchiare chi è stato scortese, si va avanti fino all’ultimo. Senza sapere perché soprattutto, si deve fare tanta fatica.

 

Lunedì 5 Agosto ore 21.30 (piazza Gagliardo)

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Serata d’onore

A lezione da Placido. Con Michele Placido

Un recital che vuole essere un racconto, un dialogo tra artista e spettatori. Michele Placido interpreterà poesie e monologhi di grandi personaggi come Dante, Neruda, Montale, D’Annunzio e non mancheranno i versi dei più importanti poeti e scrittori napoletani come Salvatore di Giacomo, Raffaele Viviani, Eduardo de Filippo. Ad accompagnare Placido in questo viaggio poetico musicale saranno il Maestro Gianluigi Esposito e il suo musicista Antonio Saturno, che interpreteranno le più belle canzoni classiche napoletane di sempre dove lo spettatore sarà preso per mano e condotto tra le pagine più importanti della poesia e del teatro.

 

Domenica 18 Agosto ore 21.30 (piazza Gagliardo)

Dall’inferno all’infinito

Con Monica Guerritore

Ciò che rende straordinario lo spettacolo è la maestria con cui l’attrice Monica Guerritore ci conduce in un viaggio verso un infinito (evocato proprio dall’omonima poesia) che è la vita. È un invito a buttarsi a capo fitto nelle esperienze, a non rimanere ancorati alle proprie cose, ma decidere di scoprire anche quei mondi che non esistono e che vivono solo nella propria fantasia. Il suo spettacolo “Dall’Inferno all’Infinito” è un grande omaggio alla parola scritta che nei secoli ha segnato il discrimine tra uomo e bestia; un viaggio di stampo alchemico del quale l’attrice, rivestita dell’aura di un carisma sempre più forte, si fa al tempo stesso interprete e materia da plasmare.
Il nucleo centrale dello spettacolo è sicuramente la Divina Commedia. Il famoso incipit della prima delle tre cantiche “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, accompagnato da potenti musiche suggestive, ci introduce nel clima dantesco. Successivamente la Guerritore con delicatezza ed immensa poesia ci racconta l’incontro con Virgilio, il primo con Beatrice (canto II) e quello con Paolo e Francesca (canto V), dialogando tra sé e la sua ombra proiettata nel muro. Per il conte Ugolino avviene una vera e propria trasformazione: per un attimo ci dimentichiamo la calda voce che abbiamo ascoltato finora e vediamo in scena un corpo bestiale e macabro.

La forza della parola, dei sussurrati che concentrano l’attenzione a fior di labbra, portano in scena autori della letteratura italiana in una nuova veste, depurata dagli schermi dell’interpretazione didattica e convenzionale. Come lei stessa ha dichiarato, parlando di questo spettacolo: «Nella mia intenzione, il desiderio forte di sradicare parole, testi, versi altissimi dalla loro collocazione “conosciuta”, per restituirgli un “senso” originario e potente». E lo spettatore si ritrova travolto dalle parole, come imprigionato dall’incantesimo che solo la Guerritore riesce a creare con la sua voce, con le sue movenze streganti. Nella perfetta armonia tra suoni e parole, sussurri e sospiri, frasi concitate, la molteplicità dei gesti riesce a restituire emozioni contrastanti.

 

Mercoledì 28 Agosto ore 21.30 (piazza Gagliardo)

Moby Dick

Con Alessandro Preziosi

Alessandro Preziosi in Moby Dick dal celebre romanzo di Melville, un recital intenso in cui il protagonista è la lotta interiore dell’uomo con le sue paure più profonde.
Moby Dick, uno dei più intramontabili capolavori della letteratura americana e mondiale, è la storia dell’irriducibile capitano Achab, impegnato nella fatale caccia alla balena bianca, che ha affascinato generazioni di lettori, e continua a farlo ancora nonostante la veneranda età. Scritto nel 1851 e pubblicato in Italia per la prima volta nel 1932, grazie alla stupenda traduzione di Cesare Pavese, il libro di Melville è uno di quei titoli che difficilmente non lascia il segno. L’oceano, con la sua forza oscura e immensa, è il campo di battaglia, mentre la potente balena bianca è l’ancestrale nemico da sconfiggere, simbolo di tutte le paure, le angosce e le ossessioni capaci di abbattere lo spirito.
Ma se Moby Dick rischia di sembrare ad una prima scorsa un libro cupo e disperato, l’obiettivo del recital è un percorso da fare con lo spettatore alla ricerca invece di un messaggio di speranza.
L’adattamento è così tutto rivolto a riscoprire quella vena aurea, luminosa che scorre nel sottosuolo della magistrale opera di Melville e che caratterizza buona parte della letteratura moderna: la vena di quei profeti che prima e meglio di tutti hanno intravisto un barlume di vero nelle profondità dell’uomo e del suo mistero sulla terra. Herman Melville è stato un profeta e Moby Dick rappresenta il suo maggiore testamento un racconto nel quale altri racconti confluiscono come correnti nell’oceano.
La lettura di Alessandro Preziosi ha l’intento di far comprendere appieno la pendolarità della condizione umana, nel descrivere in modo incomparabile l’eterno rimpianto e allo stesso tempo l’incurabile struggimento che ognuno di noi spinge sempre avanti, sempre altrove.
La primavera esistenziale che nel quotidiano sfugge di continuo, i rari, preziosi momenti in cui possediamo una visione, la lotta strenua per conservarne il ricordo nella spasmodica ricerca del porto dove il male finalmente ci darà tregua. Alessandro Preziosi, al fianco di Achab, accompagna lo spettatore in questo viaggio fino agli abissi dell’animo umano, aiutandolo a decifrare il labirinto di avventure, simboli e filosofie che ne hanno fatto un moderno mito.