Ieri la Cassa di Risparmio di Genova e Imperia ha nuovamente perduto quasi il 10% del proprio valore azionario in borsa. E giovedì aveva appena perduto un altro 9%, dopo le già ingenti perdite delle scorse settimane in seguito al declassamento dell’Istituto da parte dell’agenzia di rating Fitch. La settimana di mercato, in attesa del CDA della banca previsto per lunedì, si chiude con il titolo a quota 0,0037 euro: ancora un minimo storico e, praticamente, carta straccia, se si pensa che nel giro di 4 anni sono andati bruciati 2 miliardi, due terzi del valore azionario è andato perduto solo da settembre scorso (quando era battuto a 0,0090) e nel 2014 stava a ordini di grandezza immensamente superiori, 0,70 euro. Esatto, 200 volte il valore attuale.

Lunedì il consiglio d’amministrazione della banca ligure è chiamato a trovare risorse per emettere un subordinato che venga incontro alle richieste della BCE: 200 milioni entro la fine dell’anno per colmare il buco patrimoniale. L’auspicio è un collocamento obbligazionario a soci investitori già coinvolti, senza andare nel tritacarne del mercato: ma la solidità dell’istituto bancario appare sempre più in bilico.