Ormai le allerte meteo sono, se non propriamente all’ordine del giorno, quasi all’ordine della settimana. Non certo per alcun vezzo dell’Arpal o della Protezione Civile, ed invero neppure tanto per i cambiamenti climatici che favoriscono frequenza ed intensità di eventi atmosferici particolarmente estremi: il vero “colpevole” è lo stato sempre più fragile del nostro territorio, tra cementificazioni sconsiderate ed abbandono delle aree rurali. E così, tra le altre cose, già quattro volte dall’inizio dell’anno scolastico, appena due mesi fa, le allerte sono state di sufficiente intensità da richiedere ordinanze di chiusura delle scuole, onde non mettere in pericolo i ragazzi, soprattutto negli spostamenti fra casa ed edifici scolastici. Giorni di lezione perduti che andranno recuperati in qualche modo, scompaginando programmi didattici e calendari scolastici. In questo solo si inscrive la proposta del sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco: digitalizzare le lezioni.

Bagnasco propone lezioni in streaming

È così che da ieri, al termine di un’altra, più lieve, allerta meteo, è partito un tam tam dagli uffici del sindaco rapallese, che lancia l’idea ed ha già contattato il patron di Wylab Gozzi per proporne la realizzazione tecnica. Nulla di tanto incredibile invero, sulla scia di quanto accaduto a Portofino durante il periodo di isolamento con lezioni via Skype per gli studenti che durante il maltempo non potevano rischiare di prendere il battello per raggiungere Santa Margherita: “digitalizzare” le lezioni nei giorni di allerta che costringono i ragazzi a rimanere a casa, trasmettendole in streaming.

Un’idea sicuramente interessante, ma che al momento prefigura alcune possibili problematiche: non sarebbero innanzi tutto al momento riconosciute dal Miur, che dovrebbe aggiornarsi di conseguenza; cosa sicuramente fattibile – pur con i tempi geologici delle burocrazie ministeriali – in quanto forme di insegnamento a distanza già riconosciute esistono da molti anni. Ce ne sono altre, tuttavia, che ancora nessuno ha menzionato, e si tratta di eventuali rischi di iniquità. Potrà infatti ad esempio essere oggigiorno un caso eccezionale, non v’è dubbio, ma occorre comunque pensare a cosa accadrebbe nel caso in cui una famiglia non avesse (e non potesse permettersi) in casa propria un collegamento internet a banda larga, sufficientemente veloce per quelle che, si suppone, dovrebbero sostanzialmente essere videoconferenze. E poi ci sono tutti i tipici avvenimenti correlati alle allerte ed al maltempo: nel corso della penultima allerta arancione, ad esempio, ampie zone di Lavagna, colpite da una tromba d’aria, sono rimaste senza collegamento internet per giorni, e così la luce è mancata per molte ore in diverse zone del Tigullio colpite dalla pioggia battente: cosa accadrebbe in questo caso agli incolpevoli studenti tagliati fuori dalle “lezioni digitali”? Equivarrebbero, si deve immaginare, a tradizionali assenze da recuperare, recupero che in questo caso finirebbe tutto sulle spalle di alcuni ragazzi anziché della scuola nel suo complesso, come avviene oggi quando un’allerta fa saltare per tutti uno o più giorni di lezione.

Leggi anche:  Oggi castagnata a Rapallo

Se non v’è dubbio insomma che il futuro va in questa direzione, non solo per il caso specifico delle allerte, la proposta di Bagnasco non è così semplice come può apparire in primissima e superficiale battuta, e tanto la realizzazione tecnica quanto soprattutto la sua eventuale iscrizione agli standard di equità ed accessibilità che il Miur deve garantire non sarebbero cosa che si possa realizzare dall’oggi al domani senza un accurato studio dei pro e dei contro.