I cavalli selvaggi: per gli operatori turistici della Valle il conflitto va tramutato in opportunità di sviluppo per il comprensorio.

Cavalli selvaggi, croce e delizia

È tornato alla ribalta sugli organi di stampa il tema dei cavalli selvaggi, che da alcuni anni risiedono nelle nostre Valli e sono diventati un elemento di richiamo per il turismo naturalistico, che tuttavia determina alcune problematiche di coesistenza con le attività agricole e di allevamento del territorio. Sul tema intervengono gli operatori attraverso la nota del consorzio “Una montagna di accoglienza nel Parco”.

«È noto che la convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica, in particolare nelle zone montane, generi un conflitto legato principalmente alla gestione degli spazi, ma è pur vero che le attività dell’uomo non sono solo quelle legate ad agricoltura e allevamento, ma sono anche quelle turistiche, che nel nostro comprensorio da alcuni anni cercano di contribuire in maniera significativa al rilancio dell’economica locale, assicurando allo stesso tempo quelle attività di presidio che l’abbandono progressivo delle attività agricole rischiava di far mancare.
La presenza dei cavalli selvaggi è un fattore di attrazione unico, che non ha eguali sul territorio nazionale, in grado di richiamare turisti curiosi, appassionati di natura e studiosi da tutta Italia e anche dall’estero; persone che una volta giunte qui scoprono un territorio di infinita bellezza, che non conoscevano e neanche immaginavano, con il suo patrimonio culturale fatto di piccoli borghi, antichi edifici religiosi e tradizioni, la sua varietà di produzioni agroalimentari, l’offerta di attività all’aria aperta, dal trekking alle varie proposte sportive per tutte le stagioni. Grazie anche all’impegno profuso dai promotori del progetto Wild Horse Watching, riviste specializzate e trasmissioni televisive nazionali ed estere hanno parlato di noi, facendoci conoscere ben oltre i confini della nostra regione».

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Per il Consorzio questa è dunque «l’occasione di fare dei cavalli selvaggi un elemento di richiamo, che ci contraddistingue e caratterizza in un mercato turistico sovrabbondante di offerte, nel quale differenziarsi, essere attrattivi e affermare la propria identità diventa ogni giorno più difficile». Occorre perciò «cercare insieme una soluzione equilibrata, che metta insieme gli interessi dei residenti senza soffocare sul nascere le potenzialità turistiche del nostro territorio: tutto ciò non può prescindere da uno studio serio del tema, che censisca il numero reale di esemplari presenti, distinguendo quelli davvero selvaggi da quelli che, pur dotati di microchip, sono stati lasciati liberi dal proprietario, base essenziale da cui partire per mettere in atto soluzioni adeguate, che prevedano anche risorse per politiche di compensazione e armonizzazione della presenza della fauna selvatica in prossimità delle zone abitate e coltivate. E, in un progetto ben costruito, parte di queste risorse potrebbero arrivare proprio dallo sviluppo turistico».