No, non è un racconto pasquale e neppure un articolo. Il mestiere, infatti, imporrebbe che se arrivi sul luogo dell’incidente che ha poi causato la morte del sedicenne Alessandro Lalli e vedi i genitori ai bordi della strada, la prima cosa che dovresti fare è una fotografia. Pensa che scoop, che macabro scoop, i genitori affranti sul luogo della tragedia. Però i sentimenti sono più forti del mestiere ed è giusto così, soprattutto per chi, come il sottoscritto, tratta sempre il mestiere con molto irriverenza, spesso con fastidio. È l’abbraccio nei confronti di una giovane coppia che vive nel tuo stesso paese da ben otto anni, non uno come è stato scritto. Pensi al loro dolore, alla tragedia che ha colpito una famiglia, i genitori e la sorella quattordicenne che è rimasta a casa.

Non chiedi nomi, anche questo il mestiere l’imporrebbe, ascolti solo le loro parole, quella della mamma che, avvisata subito di quanto era accaduto giovedì era salita sul monte Cornua, nei pressi di Case Becco. Il ragazzo era cosciente, ha raccontato cos’era accaduto. Forse a causa della ghiaia è uscito di strada andando a sbattere nel terrapieno. Ha male alla pancia dove ha finito per conficcarsi il manubrio della moto provocando lesioni risultate letali. Intanto anche il padre che lavora a Pedemonte è stato informato e corre verso casa per capire cos’è successo. Il resto è noto, un intervento durato circa sei ore, un’infinità di trasfusioni, ma alla fine Alessandro non ce l’ha fatta. Sono attoniti i genitori. “Gli dicevamo sempre di andare piano”. Puntuali arrivavano le assicurazioni, tipico degli adolescenti. L’abbiamo fatto tutti. “Mamma, papà, tranquilli starò attento”. Ma sono parole spazzate subito dal vento della spensieratezza e dell’incoscienza. Purtroppo ogni tanto arriva il conto da pagare, così è accaduto per Alessandro.

Leggi anche:  Furti nel parcheggio del supermercato, non è la prima volta

La mattinata è plumbea e il dolore dei genitori palpabile. I funerali sono già stati fissati per mercoledì. Il mestiere ti imporrebbe di chiedere l’ora, ma chissenefrega, avrò modo di leggerlo sul manifesto. Resta un abbraccio, mentre una pattuglia dei carabinieri della stazione di Pieve Ligure transita discreta. A poca distanza qualcuno, forse ignaro di quanto accaduto, prepara il barbecue. “Andiamo a casa dall’altra figlia, buongiorno”. Ancora un abbraccio. Comprendi il dolore di una famiglia che resterà segnata per sempre da una tragedia che non doveva succedere. Si dice sempre così, però, purtroppo, spesso succedono. Troppo spesso. Quante cose avrebbe imposto il mestiere, quante domande, la scelta invece è diversa, un semplice abbraccio e queste poche parole in una giornata di Pasqua senza sole.

Massimo Lagomarsino