Il processo

Processo per la morte di Andrea Demattei: contestata la consulenza tecnica dei Vigili del Fuoco

A seguito dell’udienza del 25 giugno, il Comando provinciale di Genova espone le criticità emerse in aula riguardo al consulente e alla perizia presentata.

Processo per la morte di Andrea Demattei: contestata la consulenza tecnica dei Vigili del Fuoco

Continua il processo relativo alla morte di Andrea Demattei, il giovane canoista deceduto sul fiume Entella nel gennaio 2023. Dopo l’udienza del 25 giugno, il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Genova ha pubblicato un dettagliato post sulla propria pagina Facebook, riassumendo i contenuti della testimonianza del consulente tecnico dell’accusa e le osservazioni del personale coinvolto nel caso.

Nella giornata di ieri si è tenuta una nuova udienza del processo che vede imputati sei Vigili del Fuoco e due istruttori in relazione alla morte del giovane canoista. Durante l’udienza, è stata ascoltata la testimonianza del Consulente Tecnico, il quale ha fornito una perizia per stabilire le responsabilità delle persone rinviate a giudizio.
I Vigili del Fuoco sono accusati di aver ritardato l’operazione di estrazione, circostanza che ha portato a una lunga permanenza in acqua del canoista e, di conseguenza, a un’arresto cardiaco dovuto all’ipotermia, che ha portato alla sua morte pochi giorni dopo.
Il Consulente ha parzialmente confermato quanto dichiarato nella perizia, apportando modifiche e aggiungendo dettagli significativi:
– Ha sottolineato la gravità dell’assenza di protezione termica sia per istruttori che allievi, evidenziando come tali protezioni, nonostante possano limitare i movimenti, avrebbero ritardato gli effetti del freddo sull’allievo coinvolto nell’incidente e sui soccorritori;
– Ha affermato che non avrebbe organizzato un’attività in quelle modalità a causa delle difficoltà di gestione di un’eventuale emergenza;
– Ha specificato che un Vigile del Fuoco non può avere conoscenze complete riguardo alle tecniche di soccorso;
– Ha evidenziato l’efficacia della tecnica del “doppio imbraco” per i Vigili del Fuoco, ma ha riconosciuto che non era utile in questa circostanza;
– Non ha considerato la velocità della corrente del giorno dell’incidente e ha omesso di calcolare la pressione esercitata dall’acqua sulla canoa;
– Ha ipotizzato una profondità dell’acqua di 1,20 m basandosi sull’altezza di un Sommozzatore VF, senza tenere conto delle misurazioni fornite dalla Polizia Scientifica;
– Non ha identificato marca e modello della canoa coinvolta nell’incidente, né ne conosceva le dimensioni e i materiali costruttivi, definendola erroneamente vetroresina; ha utilizzato una canoa diversa per la simulazione, che presentava materiali e dimensioni differenti;
– Ha fornito una cronologia degli eventi errata riguardo all’incidente e all’arrivo dei soccorsi, contraria alle evidenze raccolte;
– Un aspetto particolarmente grave emerso è che non ha effettuato un sopralluogo sul luogo dell’incidente, basando le sue conclusioni su video esistenti;
– Non è stato in grado di fornire informazioni chiare sul tipo di terreno dove si sarebbero dovuti posizionare i soccorritori, un dettaglio cruciale in situazioni di soccorso;
– Ha affermato che nella sua attività di formazione per i Vigili del Fuoco, la procedura di estricazione in scenari simili non viene insegnata;
– Ha modificato la sua opinione riguardo alla riduzione dello spazio del pozzetto della canoa dopo aver visionato un video durante l’udienza, ammettendo che l’estrazione del corpo è stata possibile solo riportando la canoa alla forma originale;
– In sostanza, il Consulente ha elencato diverse ipotesi di intervento, ma ha concluso di non poter garantire l’efficacia di alcuna di esse, affermando: “Io non so se l’avrei tirato fuori”.
Un elemento colpisce particolarmente: otto persone sono state rinviate a giudizio sulla base di una consulenza redatta da chi non ha mai visitato il luogo dell’incidente. Questo è estremamente preoccupante.
Un appello ai colleghi: condividete questo post.