Ridotta – da 5 anni a 4 anni e 6 mesi – dalla Corte d’Appello di Genova la condanna per Sergio Bernardin, accusato di spaccio e morte come conseguenza di altro reato nel caso che vide la sua fidanzata, la giovane chiavarese 16enne Adele De Vincenzi, morire in seguito all’assunzione di mdma. Ma, come sottolinea anche il Secolo XIX di quest’oggi, che ha reso nota la sentenza, la difesa di Bernardin ricorrerrà in Cassazione. Del resto la vicenda resta piena di contraddizioni, se non altro giuridiche, in virtù del fatto che l’altro accusato, Gabriele Rigotti (amico dei due ed altro maggiorenne presente la fatidica sera ed accusato in quanto presunto responsabile dell’acquisto della droga), che ha affrontato un processo a parte dopo aver chiesto il rito abbreviato, è stato assolto in primo grado e poi condannato in secondo a 2 anni e 8 mesi, ma per differenti imputazioni, ossia omicidio colposo e detenzione di stupefacenti. Punto del contendere, infatti, è se l’acquisto della droga che si è rivelata letale sia da intendersi svolto in gruppo – come hanno decretato i giudici del procedimento a carico di Rigotti – e, dunque, non vi sia responsabilità causale diretta da parte dei due ragazzi, oppure se deve intendersi essere stato compiuto proprio solo dai due, che in seguito avrebbero ceduto la droga alle rispettive fidanzate, causando così direttamente il decesso di Adele.