Omicidio dell’orefice   Orazio Pino, emergono nuovi particolari. Il 23 aprile 2019, giorno dell’omicidio, hanno spiegato gli investigatori, il presunto assassino, Sergio Tiscornia, avrebbe posteggiato il suo mezzo da lavoro in un parcheggio a Cogorno, vicino a Chiavari. Ad attenderlo c’era una sua amica che lo avrebbe accompagnato fino al silos di Chiavari senza sospettare nulla.

Si è nascosto nel silos e lo avrebbe ucciso con un colpo di pistola alla testa

Gli investigatori hanno ricostruito anche la dinamica di quel 23 aprile: Tiscornia si sarebbe nascosto nel piano del silos dove Orazio era solito parcheggiare il suo suv Merdece. Poi tra le 20.20 e le 20.30, lo avrebbe ucciso con un colpo di pistola alla testa.

Infine si sarebbe fatto riaccompagnare dall’amica a Cogorno dove avrebbe ripreso il furgone e sarebbe tornato a casa. Sull’auto della donna la polizia scientifica di Genova e di Roma hanno trovato tracce di polvere da sparo e l’impronta di una scarpa da lavoro lasciata anche sul luogo del delitto. L’operaio avrebbe usato schede telefoniche intestate a persone ignare per non essere scoperto.

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Fondamentale l’aiuto dell’Associazione Sordomuti

 

Nel corso dell’inchiesta è stato fondamentale anche l’aiuto dell’Associazione Sordomuti. Dentro una gioielleria della sua fidanzata, Tiscornia parla con il fratello della donna e gli dice che ha usato un solo colpo di pistola. Per ricostruire la frase è stato analizzato il labiale dai membri dell’associazione. I movimenti dell’operaio sono stati ricostruiti attraverso l’ analisi minuziosa delle telecamere.

 

IL VIDEO dell’arresto

 

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