Una cinquantina di persone finiscono nei guai a Montoggio per le chat di gruppo su WhatsApp usate per evitare i posti di blocco dei Carabinieri: raffica di denunce tra i giovani della valle.

In chat su WhatsApp per evitare le pattuglie: 49 denunciati

I gruppi su WhatsApp dedicati al traffico sono una normalità: come quelli creati per segnalarsi a vicenda e in tempo reale incidenti, code e rallentamenti in cui ci si imbatte, permettendo così agli altri del gruppo di evitare di finire imbottigliati nel traffico. Sono ormai tanto diffusi ed efficienti che persino noi giornalisti spesso riceviamo le primissime segnalazioni di incidenti rilevanti sotto il profilo della cronaca attraverso di essi. E non è poi così raro trovarci anche l’automobilista che, a sproposito e come niente fosse, come fosse anch’essa una sottesa e naturale ovvietà, “avverte” anche della presenza di un posto di blocco della Polizia o dei Carabinieri: un’estensione forse dell’ancor più diffuso – e sentito anch’esso come “naturale” e “giustificato” – odio per gli autovelox che tantissimi automobilisti si danno man forte per gabbare. Ma il caso di Montoggio, reso noto dal Secolo XIX di quest’oggi, va piuttosto oltre.

In questo caso, infatti, sotto i riflettori è finita una chat specificamente dedicata alla segnalazione delle pattuglie delle Forze dell’Ordine impegnate nei periodici e consueti controlli del traffico. In gran parte era utilizzata dai giovani della vallata, tutti o quasi sui vent’anni, per evitare in primis i controlli sulla guida in stato di ebbrezza, permettendo così di aggirare l’etilometro a chi, magari tornando da una serata in discoteca o al pub, si metteva alla guida dopo aver alzato troppo il gomito. Un’idea efficace ma anche non molto lungimirante, perché all’allargarsi della popolarità del gruppo non ci si può certo sorprendere che la cosa sia giunta all’orecchio dei Carabinieri. Ma, come spesso accade nelle meccaniche social, ci si illude possano restare separate dalla vita reale, con le sue responsabilità: così non è però accaduto, e dall’Arma sono dunque arrivate una pioggia di denunce: ben 49 tra gli iscritti alla chat. Gli avvisi di garanzia sono in primis per interruzione di pubblico servizio e favoreggiamento, ma anche per vilipendio all’Arma: già, perché la sicumera era tale che fioccavano anche gli insulti e lo scherno nei confronti dei militari che i ragazzi erano convinti di aver “fregato”. Non è sicuramente la prima chat di questo genere a giungere nelle mani delle Forze dell’Ordine, ma la sua estensione ed il suo indirizzo prevalentemente riguardante la guida da ubriachi, con i serissimi pericoli collegati per sé è per gli altri, ha spinto per la punizione esemplare.