Pubblicate le motivazioni della sentenza che, due mesi fa, ha condannato Sergio Bernardin a 5 anni per la morte di Adele De Vincenzi, in seguito al consumo di mdma.

Condanna di Bernardin, le motivazioni

Sono state pubblicate – come reso noto dal Secolo XIX di stamane – le motivazioni della sentenza del 26 aprile scorso in cui Sergio Bernardin, il fidanzato di Adele De Vincenzi, è stato condannato a 5 anni per averne indirettamente cagionato la morte a seguito dello spaccio della droga, mdma, che per la giovanissima ragazza si era dimostrata fatale. Una sentenza in contrasto con quella poco antecedente in cui invece l’amico, Gabriele Rigotti, era stato assolto: per i giudici che hanno presieduto il processo a Rigotti l’acquisto e il consumo della droga erano stati “di gruppo”, e dunque non sarebbe stata attribuibile colpa individuale al ragazzo. Interpretazione opposta invece esce dal processo a Bernardin: secondo i giudici non ci sono elementi a suffragare l’acquisto di gruppo e, anzi, le dichiarazioni di Bernardin e compagni sarebbero state contraddittorie, «schizofreniche», «palesemente confezionate al fine di “chiamarsi fuori” senza lasciare spazio al benché minimo segno di cordoglio, sconforto o quantomeno rammarico per la perdita della giovanissima amica».

Leggi anche:  Spese pazze, le richieste del pm Terrile

Insomma, due sentenze diametralmente opposte e se per Rigotti si era passati a contestare l’omissione di soccorso, questa profonda differenza lascia un grande margine di incertezza sugli eventuali futuri gradi di giudizio, e lascia un sapore di «schizofrenia» anche giuridica. Già, perché nel diritto, sono le sentenze a stabilire la “verità”. Come possono convivere due verità opposte?