Inchiesta Conti di Lavagna, nuovi tasselli nella vicenda. Sono state rese note, nei giorni scorsi, le motivazioni della sentenza di primo grado che hanno  portato il 17 luglio  alla condanna di Antonio Rodà: per lui, il giudice Nicoletta Bolelli ha disposto 14 anni e 8 mesi di reclusione per “associazione a delinquere di stampo mafioso e spaccio di sostanze stupefacenti“.

Il ruolo dell’uomo ha fatto emergere l’esistenza di una Locale  della ‘ndrangheta a Lavagna

A rendere note le motivazioni, il quotidiano Il Secolo XIX che riporta alcuni passaggi della sentenza di primo grado disposta dal gup Nicoletta Bolelli nei confronti di Antonio Rodà. Il ruolo dell’uomo fa emergere non un caso isolato, bensì l’esistenza appurata di una Locale della ‘ndrangheta a Lavagna.

Quella riunione all’hotel Ambra e l’appoggio alle elezioni comunali

Diversi gli indizi richiamati dal giudice, dalla riunione all’hotel Ambra di Lavagna (gestito da Paolo Nucera) il 6 marzo 2010 (tra i presenti il boss della ‘ndrangheta di Genova Domenico Gangemi) nella quale sono emersi gli aiuti forniti dai Rodà e dai Nucera ai famigliari di alcuni detenuti al nord, alle elezioni  comunali del 25 maggio 2014 nelle quali  emerge ampia prova del sostegno elettorale al candidato Pino Sanguineti.

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In sostanza, per il giudice la Locale di Lavagna esiste, e Rodà è un elemento di questo “mosaico”: per la prima volta, dunque, una sentenza di primo grado conferma il radicamento dell’organizzazione in città.