Nel corso del processo al fidanzato di Adele De Vincenzi emerge un elemento nuovo: la misteriosa scomparsa della scheda sim dal telefono della ragazza morta per overdose di ecstasy.

Nel telefono di Adele la sim di un marocchino

Dopo l’assoluzione, nel processo con rito abbreviato, di Gabriele Rigotti, l’amico di Adele De Vincenzi accusato, assieme al fidanzato di lei, di essere responsabile della sua morte per overdose come conseguenza di altro reato (lo spaccio dell’ecstasy che si è poi rivelata fatale), in molti avrebbero scommesso che l’analogo processo, con rito ordinario, per Sergio Bernardin, il fidanzato della ragazza, si sarebbe svolto in maniera simile. Ma, come riferisce il Secolo XIX di oggi, così non è e, anzi, si sollevano ombre sulla dinamica degli eventi.

È mistero infatti sul telefono cellulare della sedicenne, da cui è sparita la scheda sim: quello infatti consegnato al personale medico dell’ospedale dalla fidanzata di Rigotti, che l’avrebbe ricevuto dallo stesso Bernardin, e che i sanitari hanno poi affidato alla polizia, non conteneva la sim registrata ad Adele De Vincenzi, ma quella di un cittadino marocchino che tuttavia non si è ancora riusciti a rintracciare. Pure, i rilevamenti dimostrano come quella di Adele fosse rimasta attiva sino a quella notte: che fine ha fatto? L’ipotesi suggerita dalla squadra mobile sarebbe quella che proprio Bernardin abbia effettuato la sostituzione, per nascondere qualcosa.

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Se, dunque, sinora pareva che il fulcro del dibattimento si sarebbe incentrato sulle sole dinamiche di reperimento della droga che ha ucciso Adele – se la ragazza infatti avesse direttamente partecipato all’acquisto Bernardin non sarebbe imputabile di morte dovuta ad altro reato, quello di spaccio – ora si paventano nuovi possibili foul play.