Si chiamava Antonio Mazzoni il 78enne trovato morto ieri sera in Val Trebbia: residente a Lavagna, era tuttavia stabilmente nella casa di campagna a Rovegno, dove ha trovato la morte, presumibilmente, in seguito all’attacco di un cinghiale. A ritrovare il corpo è stato il cognato, preoccupato nel non averlo visto rientrare in casa: Mazzoni ha riportato una vasta ferita alla gamba, dalla quale sarebbe morto dissanguato, ferita che parrebbe poter essere stata provocata dalle zanne di un cinghiale. E proprio dei cinghiali che, numerosi, si avvicinavano al suo orto Mazzoni si sarebbe ripetutamente lamentato in passato.

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In attesa dell’autopsia e della conferma del presunto attacco, la Regione interviene già sulla questione, del resto annosa, della sovrappopolazione di cinghiali. «Un tragico incidente – afferma il presidente Toti – che evidenzia come la situazione in Liguria non sia più sostenibile: serve un intervento a livello nazionale da parte del governo per risolvere questo problema, che provoca ingenti danni a cittadini, aziende e istituzioni costretti a fare i conti con i danni e gli incidenti, anche mortali come in questo caso, provocati da questi animali».

L’Assessore Mai ribadisce la gravità della situazione cinghiali in Liguria dove «la popolazione che si trova ad aver a che fare con i cinghiali è esasperata. Non solo procurano enormi danni all’agricoltura e all’allevamento – sottolinea Mai – ma rendono quasi impossibile anche coltivare un orto per autoconsumo. Abbiamo bisogno di nuovi strumenti. Come Regione Liguria nei prossimi giorni apriremo un tavolo di crisi sui cinghiali e sulla fauna selvatica nel suo complesso. La Liguria – ricorda l’assessore all’Agricoltura – ha il 75% del territorio coperto da boschi che lambiscono la costa. Questo permette ai cinghiali di proliferare e di muoversi ovunque, arrivando senza problemi in città dove trovano facilmente cibo, grazie la presenza dei rifiuti urbani e all’intervento di alcune persone che, irresponsabilmente, alimentano questi animali, cambiandone le abitudini e portandoli sempre più ad avere confidenza con l’uomo».

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L’assessore ribadisce quindi l’urgenza di un intervento nazionale, con il ripristino della figura dei coadiutori al controllo, all’interno della legge 157/92. «Sono tre anni che abbiamo approvato in Commissione Politiche agricole a livello nazionale, con l’unanimità di tutte le Regioni – ricorda Mai – la richiesta di modificare almeno l’articolo 19 della legge 157 per avere i coadiutori a supporto, per il controllo di questi animali. Si tratta di una legge vecchia 30 anni che andrebbe rivista integralmente, invece sono tre anni che la proposta è ferma a Roma. La scellerata e miope politica animalista di certi ministri sta determinando una situazione d’emergenza. Quando con le Province avevamo 81 agenti provinciali sul territorio, questi erano aiutati da circa 5mila cacciatori coadiutori: oggi invece abbiamo unicamente 25 agenti regionali che possono occuparsi del problema. Come Regione Liguria abbiamo provato ben due volte, con due leggi regionali, a reintrodurre i coadiutori, ma le leggi ci sono state bocciate dalla Corte Costituzionale, perché questa legislazione non è di competenza delle Regioni. È quindi indispensabile e urgente un intervento nazionale».

Da Regione Liguria, annuncia Mai, presto due bandi per finanziare strumenti di arginamento dei cinghiali. «Entro il mese apriremo il primo bando della misura 4.4 del Programma di Sviluppo Rurale con cui metteremo a disposizione 1 milione di euro per le recinzioni elettriche e i cani da guardiania. Entro l’anno, poi, apriremo il secondo bando sempre della 4.4 con un altro milione di euro per finanziare l’istallazione di recinzioni metalliche. Tutto quello che possiamo fare, ripeto, lo facciamo».

Nei giorni scorsi, inoltre, sono state depositate oltre 500 firme alla Città Metropolitana di Genova di cittadini della Valle Sturla che chiedono di risolvere immediatamente il problema dei cinghiali sul territorio.