“Sto meglio, ma vorrei vivere la mia vita al massimo della dignità. E in questo momento non è possibile”.

A parlare è Gianni Bergamino. Alcuni mesi fa era balzato alle cronache per la sua scomparsa, durata mesi: dal 6 dicembre 2018 si erano perse le sue tracce, il 13 marzo di quest’anno era stato poi ritrovato in Francia e rimpatriato in Italia. Oggi Gianni vorrebbe fare un appello, anzi forse più di uno, e ha scelto il nostro giornale per divulgarlo.

Gianni, come sta oggi?

“Decisamente meglio rispetto ad alcuni mesi fa. E’ stato un periodo duro, difficile, sono andato in depressione, ma ora sto risalendo dal baratro”.

Ha voglia di parlarci del perché è scappato? In tanti erano preoccupati e hanno lanciato appelli anche nelle tv nazionali.

“Avevo voglia di cambiare vita e cercare un lavoro dignitoso all’estero, onestamente non ho pensato di avvisare nessuno. Tra l’altro mi avevano rubato il cellulare e con me ho portato solo documenti e pochi soldi. Sono contento che qualcuno si sia interessato a me quando sono scomparso, ce ne sono stati diversi, a cominciare dalla regista Gloria Dea, che ringrazio e con la quale ho condiviso in passato momenti felici di musica e arte, ma ora la mia situazione resta comunque sospesa”.

Ci spieghi meglio.

“Alcuni cosiddetti “amici” di cui non voglio fare il nome e che ho chiamato più volte, oggi non mi rispondono neanche più al cellulare. Non so cosa passi nella loro testa, ma questo fa rimanere male”.

Lei è stato in Francia, cosa ha fatto in quei mesi?

“Sono stato a Parigi, Lione, Nizza. Mi sono spostato sempre in treno. Ma non ho trovato nulla, vivevo per strada e c’era chi mi dava una mano, come la Croce Rossa o qualche kebabbaro che mi passava del cibo e del vestiario. Tre mesi così però non erano vita. Poi c’è stato il ricovero in ospedale e il rimpatrio in Italia. Ora di salute va meglio, ma è stata dura e è di sicuro non è tutto rose e fiori”.

C’è qualcuno che l’aiuta?

“Sì, soprattutto la Chiesa: mangio alla mensa dei Frati Capuccini, alcuni sacerdoti mi danno un mano e sono riuscito ad ottenere il reddito di cittadinanza. Ho un amministratore di sostegno che mi aiuta, ma il mio desiderio sarebbe quello di avere un lavoro dignitoso, non posso permettermi che l’essenziale. Sono consapevole che ci sono moltissime persone nella mia situazione e non voglio passare davanti a nessuno, ognuno fa quello che può. Però la mia non è vita. Il massimo è concedermi una sigaretta ogni tanto”.

Lei vive a Lavagna, in una casa popolare. Come si trova?

“Proprio attraverso il mio amministratore di sostegno abbiamo fatto un appello ad Arte perché piove dentro casa. Stiamo parlando di circa 40 metri quadri, un bagno, una cucina e una camera da letto, l’essenziale”.

Quale messaggio vorrebbe dunque lanciare?

“Ho voglia ancora di mettermi in gioco, anche se ho 60 anni. Avrei tanto desiderio di un maggiore sostegno economico soprattutto lavorativo, per vivere la mia vita al massimo della dignità: dice che è ancora possibile, alla mia età? Io ci sono, esisto”.

Claudia Sanguineti