Dopo un disastro arrivano sempre gli sciacalli. È natura, ma quando si tratta di esseri umani vi sono diverse tipologie di sciacallaggio. Rapallo, forse la città del Levante più colpita dalle devastazioni delle ultime mareggiate, si sta trovando a doverle affrontare tutte.

Sciacalli: economici, politici e… del selfie

Innanzi tutto c’è il pericolo sciacalli veri e propri: sugli oltre 200 yacht ancora arenati nel porto di Rapallo ci sono beni preziosi, soldi, documenti. Come raccontato sul Secolo XIX di stamani dal comandante della Compagnia dei Carabinieri di Santa Margherita, vi è un complesso lavoro di concerto fra Carabinieri, Capitaneria e Vigili del Fuoco per assicurarsi che sui natanti non riescano ad infiltrarsi persone differenti dai legittimi proprietari che necessitano di recuperare i propri averi. Come riferito dal comandante Simone Clemente, episodi di sciacallaggio ad oggi non ve ne sono stati: anche proprio per merito di questa attività preventiva.

Poi c’è lo sciacallaggio politico: che ben si descrive nelle parole del Sindaco Carlo Bagnasco, che non vuole la sua città ferita si trasformi in una passerella per politici interessati solo a farsi pubblicità anziché contribuire concretamente al risolvimento rapido e concreto dell’emergenza. «Basta passerelle – ha tuonato Bagnasco – Rapallo non è Gardaland».

Infine vi è un nuovo sciacallaggio “popolare”, quello del puro cattivo gusto, di tanti comuni cittadini. È quello del selfie, che in fondo altro non è che l’ennesima espressione di quel perverso, sanguigno istinto che proverbialmente ci rende pressoché irresistibile curiosare sui rottami di un incidente, semplicemente ulteriormente abbruttito dalla cultura della personalità ai tempi dei social media. Ormai ci siamo abituati, pensiamo ai selfie sorridenti sullo sfondo del naufragio della Concordia, o ancor più vicino a noi – cronologicamente e geograficamente – ai problemi vissuti a Genova dopo il crollo del ponte Morandi, tra chi si infiltrava nella zona rossa proprio allo scopo di scattarsi una foto sullo sfondo della tragedia ed addirittura la nascita di un grottesco “turismo necrofilo”, volto proprio a visitare i luoghi del disastro.
Anche questo fenomeno, in piccolo, si sta verificando a Rapallo, come riportato anche sempre dal Secolo XIX di oggi. Curiosi al porto e sul lungomare della città, per scattare e scattarsi foto a fianco agli yacht arenati, tra le macerie e i rifiuti accumulati a riva dalle onde. Poco o nulla possono, per fermare questo piccolo esercito del cattivo gusto o della semplice, imprudente curiosità, transenne, ordinanze, divieti. E già sono volate le prime diffide – non multe, riferisce la Polizia Locale, sia per non esacerbare una situazione già difficile, sia, possiamo presumere, per prevenire polemiche ed accuse di far cassa – a chi in barba a tutte le disposizioni e divieti proprio non ha saputo resistere dal cercare di infiltrarsi là dove non è consentito. Naturalmente non è tanto una questione di buon gusto – che del resto è per definizione soggettivo – quanto di sicurezza, personale e pubblica. E della necessità, priorità, di non interferire col duro e urgente lavoro di chi si sta rimboccando le maniche per riportare un minimo di normalità in una Rapallo profondamente ferita.