Gabriele Pisani (Liguria Popolare): «Affidi famigliari: ottima la proposta di rinnovare il sistema, evitiamo il rischio che si blocchi seguendo la polemica politica, nuocendo ai bimbi che vivono in situazioni di disagio».

Pisani sugli affidi familiari

«Non è una competizione tra istituzioni, bisogna tornare a mettere il bambino al centro»: il consigliere regionale e capogruppo di Liguria Popolare Gabriele Pisani entra nella questione degli affidi famigliari e plaude alla proposta avanzata dal Garante per i diritti dei minori Francesco Lalla e dal responsabile dell’ufficio regionale Dario Arkel. Nello specifico viene proposto un sistema rinnovato che veda tra gli interlocutori: istituzioni, terzo settore, famiglie e loro rappresentanze. Una proposta che finalmente intende affrontare la questione ed i problemi realmente esistenti nel settore dal punto di vista pratico, al di fuori delle strumentalizzazioni politiche della vicenda eccezionale di Bibbiano e i conseguenti slogan, che tanto la fanno da padrone persino nelle nostre realtà locali (come si è potuto vedere nelle scorse ore, ad esempio, a Sestri Levante).

«Con grande preoccupazione assistiamo a polemiche sulle vicende dei bambini circa gli affidi familiari. È un dibattito polemico – hanno spiegato Lalla ed Arkel – che fa male, sia ai piccoli sia agli adulti, ed è portatore di una diminuzione dell’attenzione sul vero nodo del problema: i fatti accaduti, se si sviluppano attraverso l’arena politica, rischiano di venire facilmente distorti».

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Ecco che dunque, nel concreto e lasciando da parte gli avvoltoi della politica, Pisani concorda occorra «Un sistema differente, che vada incontro alle necessità del bambino, evitando che tutto ora si fermi. Hanno anche ragione – aggiunge il consigliere regionale Pisani – quando dicono che bisogna valutare ogni singola situazione. Il pericolo è che il “caso Bibbiano” blocchi tutto il sistema, andando poi a colpire quei bambini che vivono in reali situazioni di disagio. Fondamentale quindi che ogni caso venga considerato unico e che il sistema venga rinnovato rivedendolo in un confronto tra istituzioni e terzo settore, famiglie e loro rappresentanze, trasferendo il dibattito sul tavolo di un confronto dialettico, tecnico, pedagogicamente competente. Importante anche che il lavoro non venga bloccato, soprattutto dalla politica, che spesso specula su queste questioni facendole erroneamente diventare una bandiera».