L’arresto di un insospettabile padre di famiglia a Rapallo, trovato in possesso di una colossale collezione di 100mila file, tra fotografie e video, pedopornografici, riporta d’attualità un approfondimento che avevamo pubblicato ormai un paio di anni fa sulla Riviera, il nostro giornale “cugino” di ponente, nell’occasione di altri due arresti analoghi. Quando un caso quale quello rapallese emerge nella cronaca, spesso infatti sorge naturale una domanda: da dove arriva tutto questo materiale? E perché è difficile risalire a chi lo produce e lo mette in circolazione? Proviamo a scoprirlo, descrivendo cosa sia il Darknet e perché questo e la pornografia infantile siano due argomenti che vanno a braccetto.

Il Darknet e i sistemi sempre più sofisticati usati dai pedofili in rete

Con il termine Darknet (già il nome appare di per sé foriero di oscuri presagi) si fa genericamente riferimento alle reti informatiche private alternative al comune internet, regina delle quali è, ad oggi, il network Tor, anche noto come Onion, “Cipolla”, dalla sua struttura a “strati” crittografati che rendono impossibile analizzarne il traffico e garantiscono l’anonimato di chi ne fa uso.

Il progetto Tor viene ideato negli anni ’90 dalla marina statunitense come piattaforma d’intelligence alternativa ad Arpanet (quello che sarebbe poi diventato il web che noi tutti oggi utilizziamo). Nel 2004 il codice viene rilasciato e ne nasce una fondazione senza scopo di lucro, guidata da alcuni degli sviluppatori originali e finanziata dalla Electronic Frontier Foundation, atta a proseguirne la crescita ed il mantenimento. La sua natura decentralizzata ed impervia a controlli e monitoraggi ne fa una piattaforma importante per le libertà digitali, utilizzata da whistleblower e movimenti dissidenti nei regimi totalitari, come nel caso della Primavera Araba, da giornalisti e blogger in paesi dove vige una forte censura alla libertà d’espressione quali Cina e Iran, nonché dagli stessi servizi segreti nelle loro operazioni. Questa sua natura incontrollabile, tuttavia, ne ha fatto anche la Shangri-La dell’illegalità telematica, che vi si è riversata in massa, dal mercato nero alla, appunto, pedopornografia.

È infatti pressoché impossibile per le forze dell’ordine risalire con metodi convenzionali all’identità di utenti ed amministratori di siti, tantomeno oscurare le pagine, e ogni vittoria come quella di questi giorni è figlia di faticose indagini lunghe anche anni, fatte di infiltrati e doppi giochi degni dei film di spionaggio. Una di queste storie è quella che ha visto tre anni fa condannare all’ergastolo Ross Ulbricht, titolare di Silk Road, che per molti anni è stato il principale portale del mercato nero. Sulla “Via della Seta” si poteva trovare di tutto, dal traffico di droga a quello di armi, e persino assoldare sicari. Tutto a portata di clic.

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Già, perché oggi è diventato molto facile accedere alla rete Onion: basta scaricare un browser dedicato e cominciare a navigare. Unica differenza rispetto al “normale” internet è quella che più che a motori di ricerca ci si affida a “punti di accesso” che raccolgono link. Il principale è la cosiddetta Hidden Wiki, dalla somiglianza estetica e strutturale con Wikipedia, similitudine che tuttavia cade in fretta non appena si adocchiano le principali categorie indicizzate: sicurezza, privacy, sorveglianza, ma anche droghe e pornografia infantile, quest’ultima decisamente una delle più corpose.

Qui troviamo dozzine di pagine, dalle board che raccolgono video e fotografie ai forum di discussione. Lolita City, oscurato nel 2013 in seguito all’arresto dell’irlandese Eric Marques, vantava l’impressionante numero di 1,4 milioni di immagini pornografiche di bambini – sia prodotte in veri e propri “studios” usualmente est europei che fra le più disparate mura domestiche – ma la natura della rete è fluida e, come all’Idra mitologica, tagliata una testa ne ricrescono due. È sui forum tuttavia che avviene lo scambio di materiale, anche privato, e ciò che vi si legge fa gelare il sangue nelle vene. “Il Frutto Proibito e la Famiglia Felice” è il nome di un forum, ad esempio, in cui si predica il sesso con i bimbi come naturale atto d’amore e di buona pedagogia, e si trovano intere, dettagliatissime guide su come praticarlo e come manipolare psicologicamente le vittime di modo che mantengano il segreto su questo «innocente gioco». Un utente posta la foto della figlia dei vicini di casa, una ragazzina di non più di 12 anni, chiedendo suggerimenti su come avvicinarla: le risposte si contano a decine. E così via di sito in sito, di board in forum: secondo una ricerca del 2013, sebbene le pagine dedite alla pedofilia costituiscano “solo” il 2% del panorama di Onion, queste concentrerebbero l’83% del totale delle visite.

Quello che più inquieta è dunque proprio l’elevatissimo numero di persone che frequentano tali luoghi di aggregazione, che pur sono volatili e tendono a scomparire ed essere rimpiazzati spesso nel giro di pochi mesi. Il colpo d’occhio rivela come anche l’arresto degli scorsi giorni sia la punta dell’iceberg, una goccia nel mare. E sebbene gran parte di tale “comunità” si concentri su pagine di lingua inglese e tedesca, secondo l’associazione Save The Children l’Italia è ai primissimi posti al mondo per diffusione e circolazione della pedopornografia online. Un fenomeno difficile da combattere, ma iniziare a conoscerlo è già un primo piccolo passo.