Passerella sul Boate, “una colata di cemento senza criterio”: parlano Libera Rapallo e Rapallo civica.

“Un altro cantiere che non rispetta i tempi di fine lavori”

Ci risiamo. Un altro cantiere che non rispetta i tempi di fine lavori”. A parlare sono Libera Rapallo e Rapallo civica, che affrontano l’argomento della passerella pedonale sul Boate, “i cui lavori si sarebbero dovuti completare il 24 febbraio scorso – rimarcano – ma il cantiere è ancora in alto mare. Del resto Rapallo è stata abituata ‘bene’, subendo il ritardo di 8 mesi per la realizzazione del primo tratto di copertura del Torrente San Francesco. Ma se al ritardo, con fatica, ci si può abituare, non sarà così semplice abituarsi all’impatto che la costruenda passerella genererà nella percezione e nell’immaginario collettivo. In primo luogo c’è da chiedersi: “Ma a chi servirà?”.
Un manufatto in cemento e acciaio che collega un punto qualunque di Via Milano con un altro punto qualunque di via Torino e viceversa.

“Il cartello di cantiere mostra un fotomontaggio assolutamente non veritiero”

Il costo è di 300.000 euro, “pagati – continuano  – quale contropartita, da un soggetto privato per l’ampliamento di un grande supermercato a nel quartiere di Sant’ Anna. Il cartello di cantiere mostra un fotomontaggio assolutamente non veritiero, in cui una passerella reticolare bianca spunta dai filari di tigli lasciati intonsi. Ma non è così. Per la realizzazione di questo manufatto sono stati eliminati almeno 20 posti auto e tagliati almeno 20 alberi, alterando per sempre il verde ritmo dei filari che si affacciano sul Boate.
La passerella è di per sé una banale opera ingegneristica in acciaio che risentirà presto dell’aggressività degli agenti atmosferici.
Ma quello che veramente grida allo scandalo, sono le opere a terra composte da due colate di cemento che, per ogni sponda, materializzano le accessibilità pedonali alla passerella.
Una scala con gradini tradizionali ed una rampa per i soggetti con limitate capacità motorie.
Una rampa per lato, con uno sviluppo infinito e in una unica direzione, il cui ingombro ha generato le perdite di alberi e posti auto di cui si parlava.
Partenze e arrivi dei due sistemi di risalita (scale e rampe) sono tra loro distanti almeno 30 metri, costringendo quindi ad un doppio attraversamento e nella migliore delle ipotesi ad una convergenza pedonale in un punto mediano obbligando quindi ad un ulteriore percorso a piedi o con carrozzella.
Colate di cemento, si diceva, buttate lì e frutto di un semplicistico studio a tavolino.
Nessuno sforzo di ambientazione e di rispetto dello spirito del luogo.
Un manufatto di cemento attaccato ad un parapetto esistente, senza curarsi dell’integrazione con lo stesso.
Rampe che potevano essere compattate con una soluzione di tratti tra loro paralleli da contenersi in pochi metri o sostituite da piccoli elevatori meccanici”.

Sotto accusa, l’amministrazione

I gruppi rimarcano il mancato controllo dell’amministrazione.
“Una assenza di cura nella progettazione e di controllo della qualità del progetto da parte di questa Amministrazione.
Una voglia di strafare, aprendo cantieri, molti dei quali discutibili, per spendere male i soldi dei cittadini e senza offrire a questi una qualità nelle realizzazioni.
Se non si ha una capacità di visione, meglio non fare nulla per non arrecare danni.
Questa passerella la useranno in pochi, scontenterà moltissimi, primi tra i quali chi ora affacciandosi dalle proprie case non vedrà più la chioma degli alberi ma la brutalità di un banale cemento che plasma un manufatto pensato e realizzato senza amore per sé stesso, per il luogo, per i cittadini.
Una violenza gratuita, una ferita che rimarrà sempre aperta nello skyline urbano.
Ce la terremo così, purtroppo per tutta la nostra vita.
Ancora una volta questa Amministrazione ha perso l’occasione di lasciare una Città migliore di come l’ha trovata”.