“A pista fredda. Il delitto di Nada Cella”: si chiama così il nuovo libro di Roberta Bruzzone, dedicato ad uno degli omicidi che nel 1996 sconvolse tutta Chiavari ma in generale tutta l’Italia, e che ancora oggi non ha ancora giustizia.

Il caso ricostruito «con precisione chirurgica»

Ad annunciarlo è stata la stessa criminologa sui social network il 3 luglio scorso: «Ormai ci siamo, tra qualche giorno sarà disponibile in tutta Italia. Abbiamo ricostruito con precisione chirurgica uno dei più famosi casi a pista fredda italiani, indicando nuove possibili piste Investigative. Verità e Giustizia per Nada!». Al libro hanno collaborato Margherita Di Biagio, Emiliano Boschetti, Laura Genovesi e Roberta Gentileschi.

«Per quelle stesse strade si aggira ancora il suo assassino»

«Tra le strade di Chiavari, ridente cittadina affacciata sul mare, si aggira come un fantasma il ricordo di una giovane donna alla quale è stata tolta la vita con una violenza indicibile» viene scritto nella presentazione del libro. «Probabilmente per quelle stesse strade si aggira ancora il suo assassino. Nada Cella, 24 anni, ha trovato la morte in un luogo che riteneva sicuro: il suo ufficio, a pochi passi dalla sua scrivania, per mano di una persona amica e fidata, che Nada aveva fatto entrare spontaneamente».

Quel maledetto 6 maggio 1996

Bisogna tornare indietro di 22 anni, per ripercorrere quanto successo: Nada, impiegata 24enne, viene trovato morta alle 9 del mattino del 6 maggio 1996 a Chiavari, nell’ufficio presso il quale lavora, lo studio del commercialista Marco Soracco di via Marsala. Il medico legale sentenzierà che l’arma del delitto, mai ritrovata, è costituita da un corpo contundente. Qualcuno l’ha colpita alla testa con un oggetto mai ritrovato.

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L’interesse  della Bruzzone al caso

A Sestri Levante, nel 2013, Roberta Bruzzone, ospite in una rassegna, aveva avuto modo di parlare del caso. «Questo caso non è un rebus investigativo irrisolvibile – aveva detto- non esistono delitti perfetti, ma solo delitti impuniti». E già allora La psicologa forense aveva mostrato intenzione di richiedere tutti gli atti d’indagine e la documentazione che riguardano il caso e non per ultimo di risentire le persone coinvolte, per dare una nuova chiave di lettura della scena del crimine e finalmente una risposta di verità alla famiglia.

Un delitto simile al caso di Simonetta  Cesaroni

Il caso, ricorda il libro della Bruzzone, ne riporta alla mente un altro, il delitto di via Poma, in cui Simonetta Cesaroni è stata barbaramente uccisa. «Entrambe le vittime sono giovani ragazze, lavorano come segretarie, sono state massacrate in ufficio, assassino e movente restano ignoti e l’arma del delitto introvabile. In entrambi i casi le indagini non sono prive di errori e mancanze, che ne hanno compromesso lo sviluppo, facendoli diventare così casi a pista fredda».
Ma nuove tecnologie, provenienti dagli Stati Uniti, in particolare dall’FBI, potrebbero permettere di riaprire il caso. E’ quello che sperano in tanti, a Chiavari, in particolare la famiglia di Nada.