Mikaela Neaze Silva, la velina bionda di Striscia proveniente da Camogli, già vittima di insulti razzisti ora lo è diventata anche di calunnie a sfondo pornografico.

Le calunnie e quei messaggi porno su Whatsapp

Dopo che i talent scout di Striscia la Notizia l’hanno scovata a Camogli e scelta per il secondo palco più seguito della televisione italiana dopo quello di Sanremo, per Mikaela Neaze Silva è iniziata la fama, certo, ma con essa anche le tribolazioni. Innanzi tutto l’ondata di insulti razzisti, perché la velina bionda, nata a Mosca da genitori di origini afghane, la madre, ed angolane, il padre, ha la pelle scura. Già, perché nell’Italia di oggi, che si scopre sempre più quella non di ieri né dell’altro ieri ma reminiscente del secolo scorso, per tanti a quanto pare davvero il colore della pelle è ancora un segno distintivo da additare con più importanza – e stigma – di quello dei capelli. Eppure a decidere entrambi è sempre lo stesso pigmento, la melanina.

Mikaela, 23 anni, camogliese doc da quando ne aveva 6, ha tenuto botta senza concedere a tali rigurgiti razzisti alcuna dignità di considerazione. E dunque per colpirla qualcuno, sempre evidentemente un fine, illuminato intellettuale, ha pensato bene di provare un’altra strada degli -ismi discriminatori, quella del sessismo. E nelle scorse settimane hanno preso a circolare tramite catene su whatsapp, abbinati alla sua foto, audio a lei calunniosamente attribuiti in cui avrebbe vantato le proprie avventure a luci rosse con svariati calciatori. Il tutto sapientemente arricchito di insulti a tema: già perché se anche si fosse trattato di lei (e così non è, anzi tali audio girano già da tempo in rete e nel recente passato erano stati attribuiti a Diletta Leotta, anch’essa attribuzione a suo tempo smentita), sarebbero comunque stati fattacci suoi. Anche più fatti suoi di quelli di un qualsiasi ex presidente del consiglio, per intenderci.

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Cyberbullismo e accanimento: «Ragazze, denunciate»

Ma non solo non sono fatti suoi, neppure, appunto, la riguardano. Nell’intervista radiofonica effettuata al TgZero di Radio Capital, che qui riportiamo nel video ricavatone da Repubblica, in cui la velina di Camogli racconta la vicenda – e le denunce sporte – c’è persino il carisma per una risata di fronte alla grottesca montatura: «I vocali erano di una ragazza con accento lombardo, io sono ligure, non mi riguardano». Ma poco importa, per chi vive della denigrazione nei confronti altrui per valorizzare la propria pochezza, che tutt’al più eventuali messaggi vocali della camoglina potrebbero semmai essere scambiati per quelli del compianto Gabibbo, ciò è stata causa scatenante sufficiente per liberare il morso ancora una volta al bullismo in rete, fonte di una nuova ondata di insulti nei confronti della ragazza sui ed attraverso i social.

«C’è un accanimento particolare, secondo me, perché quando hanno visto che non ho risposto agli insulti razziali, hanno cercato di colpirmi e ferirmi in un altro modo», spiega Mikaela. Che asserisce di non esserne rimasta ferita, anche perché «protetta e seguita dal team di Striscia», ma ciò la fa pensare a chi a differenza sua la fortuna di una tale protezione non la ha. «Sono cose indecenti, per chi si trova ad affrontare queste persecuzioni da sola è terribile, c’è anche chi si è uccisa». La soluzione, per la camoglina, è quella di non avere paura a denunciare, sempre e comunque, come ha fatto lei. Perché è l’unico modo per stanare i carnefici.

Mikaela a Radio Capital