Un testo in latino sui migranti, con questo componimento Nicolò Campodonico, 21 anni appena compiuti e studente di lettere antiche alla Scuola Normale di Pisa, è stato scelto come vincitore della prima edizione del Certamen Latinum «Nova Humanitas» organizzato dall’Università la Sapienza di Roma.

Nicolò Campodonico e il prestigioso riconoscimento alla Sapienza

Una della tante prove che Nicolò ha superato brillantemente negli anni della formazione. E questa volta ha voluto affrontare un tema attuale, con la solita sensibilità e arguzia che lo contraddistinguono: «Ho presentato un testo di 250 versi esametri dal titolo “Bucolici Carminis Ecloga” (Ecloga di un canto pastorale) – spiega –. Si tratta di un dialogo pastorale tra un maestro e una sua allieva che è costretta ad abbandonare l’Arcadia perché non ha trovato posto per un dottorato». Nel testo di Nicolò i due discutono sul significato della migrazione: se sia meglio restare, partire per sempre o partire per tornare, facendo un paragone fra la fuga di cervelli culturale e quella dall’Africa più economico sociale. «Ho scelto questo genere – aggiunge –, perché anche gli antichi lo usavano per narrare sotto la filigrana dell’idillio pastorale i problemi contemporanei. Lo stesso Virgilio parlava di emigrazioni». Una tematica forte, quella scelta da Nicolò, che riempe le prime pagine dei giornali e che smuove sentimenti contrastanti. Una questione attuale, così come attuali sono stati anche i temini che ha scelto di utilizzare a dimostrazione che il latino è una lingua che si può allineare con il pensiero contemporaneo: «Ho preso la moderna parola “scafista”, che come molti neologismi è comunque basata su una parola e un suffisso greci, e l’ho quindi riportata in latino come un prestito dal greco – afferma – . Per il resto ho cercato di trovare parole latine che potessero spiegare anche concetti moderni, allargando il loro significato».

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Una scelta che gli è valsa il primo posto: «Le lingue sono capaci di esprimersi su qualunque argomento – sottolinea – credo così che anche una lingua antica possa parlare di problemi moderni. Inoltre anche uno stile poetico come quello latino riesce a comunicare al mondo moderno, perché molti dei problemi e dei temi erano gli stessi. Insomma mi piace provare a far scintille con una lingua del passato adattandola al mondo di oggi».

Idioma antico applicato al mondo moderno, ma il latino è una lingua morta o viva? «Non si può negare che sia una lingua morta, perché non c’è alcun suo parlante nativo come lingua madre e non sono un sostenitore dei tentativi troppi seri di farlo parlare – spiega – . Quella che può ancora vivere è la lingua latina scritta, d’arte e scienza, che usavano Cicerone e Virgilio (ma non la parlavano: era già profondamente diversa dal latino parlato), ma anche Petrarca, Galilei e Pascoli; una lingua culturale che rappresenta un punto di riferimento comune. Si tratta anche di un esercizio linguistico e stilistico che aiuta a capire meglio il modo di comunicare degli antichi stessi». Nicolò, dopo questo ultimo successo prosegue gli studi in lettere classiche alla Normale di Pisa, pensando alla tesi di laurea. «Mi piacerebbe farla su un “falso” dell’antichità: un gruppo di testi attribuiti a Virgilio, perché non solo oggi abbiamo a che fare con false informazioni». E nel futuro? «Vorrei restare nella ricerca universitaria in ambito di filologia classica: lo studio dei testi antichi per ricostruirli e preservarli nella loro forma originaria per poterli studiare e capire meglio».

Buona fortuna Nicolò!