“Cannoni sparaneve e abolizione aree contigue del Parco: due scelte completamente sbagliate per la Val d’Aveto e l’area protetta”. A dirlo, Italia Nostra onlus Sezione Tigullio, la LIPU Delegazione di Genova e WWF Genova Città Metropolitana.

Impianti per la neve costosissimi, alla fine li dovrà sostenere la collettività

“Gli impianti per la neve artificiale sono costosissimi – fanno notare – e costoso non è solo l’investimento iniziale ma anche il loro utilizzo, basti pensare solamente ai costi del servizio, ai rilevanti oneri per il grande consumo di energia elettrica, alla manutenzione, ai mezzi ed al servizio necessari per distendere sulle piste la neve accumulata. Come si può pensare che la mini-stazione sciistica di Santo Stefano e la brevità della stagione possano consentire di sopportare, nel tempo, simili costi? Chi li sosterrà, alla fine dei conti, se non la collettività?”.

E i costi ambientali non sono da meno

“Vogliamo poi parlare dei costi ambientali? – continuano -. Si ha idea di quanti metri cubi d’acqua siano necessari per innevare le piste? Il rischio concreto è quello di compromettere l’equilibrio idrico di un ambiente delicato e
preziosissimo, caratterizzato, tra l’altro, dalla torbiera del Prato della Cipolla che fa parte di una serie di zone umide in cui si sta compiendo un’evoluzione ambientale importantissima ed irripetibile, bisognosa della massima tutela, anche per la presenza di specie rare”.

Che tipo di turismo si vuole incentivare?

“Soprattutto – continuano le associazioni ambientaliste – che idea si ha del futuro delle nostre zone paesaggisticamente ed ambientalmente pregiate? Che tipo di turismo si vuole incentivare?
Le zone di cui parliamo erano collocate in area protetta; subito dopo la nascita del Parco dell’Aveto la facile e superficiale demagogia politica ‘anti-parchi’ (oggi più in auge che mai) le volle fuori, pur essendo tra quelle di maggior pregio (sono SIC, oggi denominati Zone Speciali di Protezione)”.

L’abolizione delle aree contigue dell’Aveto

“Oggi il cerchio si chiude: la sforbiciata demagogica colpisce le “Aree contigue” che, come noto, sono ampie zone di grande interesse ambientale e paesistico e di grande interesse turistico, dove il Parco, in sinergia con gli Enti Locali, ha effettuato, negli ultimi anni, investimenti significativi e in gran parte riusciti, per riqualificare il territorio e rilanciare il turismo.
Sì, proprio così, si stanno per abolire tutte le aree contigue dell’Aveto. Si vogliono escludere definitivamente dal Parco – già frammentato e ridotto a dimensioni minime – territori di rilevantissimo valore, che ricomprendono faggete, prati di fondovalle, colture arboree pregiate, particolari formazioni rocciose, caratteristici paesaggi rurali ed aree nelle quali sono stati a suo tempo svolti, da parte del Parco, impegnativi ma fruttuosi interventi, che hanno visto anche il coinvolgimento delle comunità locali (si pensi, tra i tanti positivi interventi, alla Malga di Zanoni e all’area pic-nic dei laghi di Giacopiane, alla Malga di Perlezzi, alla realizzazione del rifugio di Ventarola ecc…).
Quanto sopra senza contare che un disegno di Legge regionale oggi in itinere riduce i confini di tutti i parchi liguri, compreso quello dell’Aveto”.

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Valorizzare e tutelare le aree protette, il turismo sostenibile e le attività: ecco la soluzione

“Le nostre associazioni – concludono – credono nelle aree protette, credono nel turismo sostenibile e nelle attività economiche, artigianali ed agricole, che siano in realistica assonanza con le vere caratteristiche del territorio e con quello che concretamente lo stesso può offrire in base alle proprie singolarità. Non c’è bisogno, invece, di incentivare modalità turistiche artificiose e che mal si adattano ai valori del nostro bellissimo appennino.
Valorizziamo gli antichi borghi, valorizziamo il nostro grande patrimonio paesistico e ambientale, valorizziamo i prodotti del nostro territorio (anche utilizzando il ‘marchio’ del Parco, nel quale occorre credere ed investire). Si deve avere il coraggio di guardare oltre le piccole e miopi demagogie che si radicano su luoghi comuni e idee retrograde e si deve finalmente credere davvero nelle potenzialità del nostro territorio che è bello e viene apprezzato, anche all’estero, per quello che è”.