E’ arrivato nell’oasi del fiume Entella la vigilia di Natale per una breve sosta all’altezza dei campi coltivati e il suo arrivo è importante e inaspettato perché proviene da molto lontano: stiamo parlando dell’organetto.

Nonostante le piccole dimensioni, é un uccellino dall’aspetto massiccio

A parlarci di questo particolarissimo uccello, è la Lipu, sezione del Tigullio: “L’organetto è  un piccolo passeriforme, di soli 13 cm di lunghezza e non più di 17 grammi di peso – spiega Federica Bisanti – è parente del fringuello e del cardellino, ma proviene da zone ben lontane da noi: il suo areale, infatti, va dal Regno Unito alla costa settentrionale del Baltico finlandese, alla Svezia centrale. Nutrendosi dei semi di conifere e betulla, sulle cui punte si aggrappa, spesso anche a testa in giù, in Italia l’organetto è stato avvistato soprattutto nella parte centro-orientale della fascia prealpina ed alpina, in Trentino, Veneto e Lombardia”.

Nonostante le piccole dimensioni, é un uccellino dall’aspetto massiccio, con testa grossa e arrotondata e petto robusto; la sua bellezza sta nel colore del piumaggio, dominato dal colore bruno, variegato di nero sul dorso su cui risalta il rosso brillante della fronte, della calotta e del petto. Ma il suo segno distintivo è il tipico pizzetto nero che circonda il becco giallo.

Una specie poco studiata in Italia

Il canto, costituito da suoni acuti e metallici, un po’ canticchiati, è il motivo del nome di questo uccellino; il richiamo, invece, è veloce e può essere ascoltato anche in volo. “Vivendo nelle zone nordiche, usa le piante di conifere anche per costruirvi il nido, deponendo dalle 3 alle 6 uova, che si schiudono dopo 13 giorni. L’organetto è in Italia una specie poco studiata, è una delle meno inanellate tra le specie di Fringillidi, la sua famiglia zoologica di appartenenza”.

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Dagli inanellamenti fatti e dalle successive catture, utili ad avere dati per lo studio delle abitudini di ogni specie, si è scoperto che le distanze percorse dai soggetti studiati in Italia possono superare i 2000 chilometri dai siti di inanellamento.

Tra i pericoli, gli altri animali ma anche i pesticidi

Tra i pericoli naturali che minacciano questo passeriforme ci sono i corvidi, gli scoiattoli e i gatti, mentre un indubbio impatto è esercitato dalla contrazione dei suoi ambienti naturali, i boschi ripariali delle vallate alpine, e l’uso dei pesticidi. Per una maggior tutela di questo passeriforme, sarebbe opportuno, da un lato, studiare maggiormente le sue preferenze ambientali, la biologia riproduttiva e la dinamica di popolazione, dall’altra mantenere le attività agro-pastorali non intensive, in ambiente montano, e limitare, se non eliminare del tutto, l’uso di pesticidi.