Cosparso da bendaggi, cicatrici e speciali creme curative pare oggi incarnare la figura di un pugile suonato, assistito dalle mani taumaturgiche dei suoi secondi. Ma il San Sebastiano è un vero fuoriclasse e si accinge a calcare, con tutto il suo vigore, uno dei più prestigiosi ring della cultura mondiale: il Metropolitan Museum di New York.

La statua di San Sebastiano si rifà il trucco per incantare i newyorkesi

La celebre opera realizzata dallo scultore Anton Maria Maragliano, di proprietà della confraternita dei Bianchi, in queste settimane si trova al laboratorio di restauro di Cesare Pagliero, a Savigliano, dove nei giorni scorsi si sono recati per un sopralluogo lo storico dell’arte Alessandra Cabella e il segretario della confraternita Matteo Capurro. «Ad oggi è stata effettuata la pulitura con solventi organici neutri visto che la verniciatura più recente risale all’ultimo restauro di circa 20 anni fa in cui erano stati inglobate anche polveri e altri materiali di deposito, ritornando quindi alla policromia più superficiale – spiegano – È stata effettuata una revisione statica dell’adesione di tutti i masselli e degli strati pittorici, quindi si è avviato un risarcimento delle lacune con una stuccatura a base di gesso e colla per una successiva integrazione pittorica».

Terminata questa fase, la statua di San Sebastiano sarà sottoposta a un trattamento in anossia (il cosiddetto sacco) in modo da riconsegnare l’opera assolutamente priva di insetti e organismi viventi. L’importante opera di restauro della preziosa scultura rapallese realizzata nel 1700, è stata interamente finanziata dal Metropolitan Museum che l’ha selezionata, richiesta e voluta tra i grandi protagonisti della mostra “Like Life: Sculpture, Color and the Body” che verrà allestita nella Grande Mela dal 19 marzo al 21 luglio prossimi.