“Non chiedo prestiti, non voglio aiuti, voglio solo poter tornare ad essere in condizione di riaprire la mia azienda e ridare lavoro alla mia famiglia e a tuti i miei dipendenti”.

Dopo decenni di risparmi era finalmente riuscito ad acquistare il ristorante in cui aveva iniziato da cameriere

Lui è Yasser Ibrahim Ahmed, titolare del ristorante Sapore di mare, sulla passeggiata di Rapallo, divenuto suo malgrado uno dei simboli della devastazione venuta dal mare in quella drammatica notte di fine ottobre. Una notte in cui ha lottato come un leone contro l’impeto delle onde che si infrangevano sulla veranda. Aiutato dai suoi dipendenti ha provato fino all’ultimo a scongiurare il peggio, fino a quello scricchiolio che ha fatto suonare il campanello d’allarme. E allora: “fuori tutti!”. Un ordine quantomai tempestivo, seguito pochi istanti dopo dal crollo della veranda che costituisce la maggior parte pubblica del suo locale. Da li in poi, uno sfacelo. Con l’acqua che invadeva impetuosa le cucine poste sotto al livello della strada devastando scorte e attrezzature. A due mesi e mezzo di distanza, il quadro è sempre lo stesso, anzi è addirittura peggiorato. Perché quel locale che dopo 28 anni di sacrifici era riuscito ad acquistare nel dicembre del 2017, versa ancora in condizioni di inagibilità.

“Ho l’affitto da pagare, le bollette, le rate del mutuo, ma il locale è chiuso. Costi su costi e tonnellate di carte e burocrazia”.

Per far fronte all’emergenza è tornato ad Alessandria d’Egitto, dove ancora aveva una proprietà:

“L’ho venduta, o meglio, l’ho svenduta a metà del suo valore, ma era l’unica cosa che potevo fare per dare un futuro alla mia famiglia in questa città, che ormai da decenni è la mia nuova casa”.

Il conteggio dei danni è da capogiro: 275 mila euro quelli riportati nel modello AE presentato alla Camera di Commercio nella speranza di ottenere un rimborso. Ma quando? Il timore è che arrivi (se arriverà) troppo tardi. E allora scatta la corsa alle banche, con la richiesta di un finanziamento per rimettere in piedi il suo locale:

“Ho ottenuto la garanzia al 50% dalla Rete Fidi Liguria che mi basterebbe per avere un finanziamento di 100.000 euro con cui ripartire. Sembrava tutto fatto, a parole, ma poi mi sono trovato davanti alla perplessità dei direttori di filiale che mi dicono , “no non ce la fai”. Ma come? Sono arrivato qui nel ‘90, sotto zero, e in questi lunghi anni sono riuscito a costruire il mio sogno e ora mi dite che non ce la posso fare?”.

Le possibilità ci sarebbero, come quella di una sospensione dei mutui. Un provvedimento già applicato in passato in altri disastri come per il terremoto dell’Aquila, per l’Emilia Romagna e per le alluvioni che hanno colpito il Nord Italia. Perché in questo caso non si è pensato a misure analoghe?

“Ho 24mila euroo di fondi vincolati a garanzia dell’affitto che non posso utilizzare, ho acceso fidejussioni bancarie che pago regolarmente ogni anno. Permettetemi almeno di usare i miei soldi – continua Yasser che giorno dopo giorno cerca una nuova soluzione – Devo lavorare, ridatemi la mia attività!”.