«Credo che questa vittoria sarà determinante a porre finalmente fine a un’ingiustizia». A Rapallo Silvana Viacava non ha dubbi e commenta così la sentenza favorevole pronunciata nei giorni scorsi dal Tar ligure in quella che è ormai, a tutti gli effetti, la sua epica guerra tra Davide e Golia.

Silvana Viacava e la sua battaglia contro la depurazione in bolletta

Un Davide che veste i panni della battagliera Viacava, affiancata dall’avvocato Riccardo Aloisi, apertamente schierati contro il mastodontico Golia della Acque Potabili Spa che già si era vista condannata dal Giudice di Pace, nel 2016, a rifondere la quota di depurazione che incide per oltre il 30% sulle bollette del servizio idrico. «Se si trattasse di una tassa, benché a malincuore pagherei il dovuto, ma visto che si tratta di oneri richiesti per un servizio di cui non beneficiamo non vedo perché versare somme non dovute – ha sempre sostenuto. E non si tratta di una semplice questione di principio, ma di un fattore economicamente rilevante. – Le faccio un esempio, su una fattura di 122 Euro, ben 78 incidono come quota di depurazione. In quanti analizzano la bolletta? Nel riparto spese condominiali spesso non ve n’è traccia e neppure chi ha un proprio contatore si mette ad analizzare in dettaglio ogni voce. Questo il gestore lo sa e se ne approfitta».

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L’inevitabile ricorso presentato dal gestore si è risolto con una conferma della prima sentenza: «Il giudice afferma chiaramente che quello di Rapallo è un semplice grigliatore e neppure un depuratore di primo livello. Faranno ricorso in Cassazione, certo, ma la Cassazione non entra nel merito delle sentenze quindi, a meno di errori procedurali, non potrà che confermare l’orientamento delle precedenti decisioni». Già nel 2017, di fronte al rifiuto di Viacava a pagare somme non dovute «mi avevano staccato l’acqua. Eravamo rimasti d’accordo che d’ora in poi mi avrebbero mandato conteggi privi della quota di depurazione – spiega – E invece continuano ad addebitarla, nonostante io risponda loro ogni volta citando la sentenza che sancisce l’esatto contrario».

Ora la battaglia di Viacava rischia di coinvolgere anche l’amministrazione: «Non è possibile che, attraverso i suoi rappresentanti, non riesca ad imporsi in sede Ato, dove si decide la ripartizione delle tariffe. Perché il sindaco e l’amministrazione non si battono per fare gli interessi dei cittadini?». La battaglia proseguirà a settembre, attraverso una raccolta firme che la vedrà impegnata nelle piazze: «non solo – assicura – se continueranno ad addebitarmi la quota passerò anche a denunce penali perché a questo punto, a mio avviso si tratterebbe di una truffa vera e propria. Ora basta!».