Dure critiche arrivano dal movimento civico “angavaL” e dal suo presidente Andrea Giorgi, ex consigliere comunale, per la decisione del Comune commissariato di cedere le proprie quote di Lavagna Sviluppo, società che gestisce la scuola Alberghiera.

«L’Alberghiera non è un lascito che si può monetizzare: è una eccellenza voluta e costruita che i cittadini vogliono mantenere ed in tal senso si attiveranno per dimostrare la loro volontà»

Andrea Giorgi

Una lettera pubblica inviata al commissario straordinario Paolo d’Attilio, nella quale Andrea Giorgi, presidente di angavaL, protesta con forza contro la decisione del Comune di cedere le proprie quote – il 94% – di Lavagna Sviluppo. Questa partecipata gestisce la Scuola Alberghiera, e proprio qui si incentra lo scontro e le critiche di Giorgi.

«La forte obiezione che solleviamo riguarda in primo luogo la cifra che si andrebbe a ricavare dalla vendita, pari a 40mila euro, con la quale si pretenderebbe di sanare un bilancio all’anticamera del dissesto», esordisce Giorgi. Ma la cifra gli appare relativamente ridicola: sono, secondo Giorgi, «più o meno sono gli stessi soldi spesi per comprare due auto esagerate e non ecologiche al Comando Vigili». Una cifra che, insomma, «ha un’incidenza percentuale infinitesimale della sul debito da sanare».

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«Perché quindi toglierci gratuitamente un tassello così importante della nostra immagine e cultura?», continua Giorgi, riferendosi alla prestigiosa Scuola Alberghiera. Che per Giorgi «non è un appartamento ereditato, non è un lascito che si può monetizzare: è una eccellenza voluta e costruita che i cittadini vogliono mantenere ed in tal senso si attiveranno per dimostrare la loro volontà». Quello di Giorgi e di angavaL dunque è un secco «no all’illustre Commissario: la scuola Alberghiera è dei lavagnesi e decideranno i lavagnesi il suo destino», e il movimento annuncia di essere pronto a organizzare una raccolta firme per opporsi al provvedimento.