E’ andato in pensione un grande cronista, che sicuramente mancherà agli addetti ai lavori e non solo. Dopo 40 anni di onorato servizio, il 1° giugno scorso, Tito Mangiante, cineoperatore della Rai, e cameraman di diverse tv locali prima, ha appeso la telecamera al chiodo. Sempre sul pezzo, Tito, classe 1952, è nato e cresciuto a Chiavari.

Tito Mangiante si racconta

Tito, qual è la definizione giusta per definirla? ​​​«Direi cineoperatore. In questa parola c’è il film, la fotografia, l’immagine, e soprattutto la passione. Direi che c’è tutto; è un mestiere dove si spazia tra tutte le tematiche, dove ciò che tu fai lo vedono milioni di persone».

Com’è nata questa passione? «Il primo passo è stato avvicinarmi alla fotografia. Appena maggiorenne, frequentai a Roma una scuola di fotografia. Una passione a cui mi sono avvicinato e che ho continuato a coltivare».

All’inizio della sua carriera c’è stato un incontro speciale… «Quando tornai da Roma lavorai alla Lames per 5 anni come collaudatore. Un giorno, alla fine degli anni 70, incontrai Allerano Ginocchio, fondatore di TeleChiavari con sede in corso Genova a Lavagna, che mi fece incontrare Giuliano Vignolo. Ho poca memoria, ma l’apertura di quella porta prima dell’incontro con Vignolo, non la dimenticherò mai».

Dentro quello studio l’inizio di una fortunata collaborazione. «Negli anni Ottanta, TeleChiavari diventò Due Riviere Tv, una tv regionale, con l’ingresso di Vittorio Chiesa come socio. Con il suo ingresso, da appassionati diventammo dipendenti. Io presi l’aspettativa dalla Lames facendo un grande passo, ma mai passo più bello poteva essere fatto».

Un periodo che, lei stesso, ricorda come magico. «Sicuramente un periodo magico per tutti noi, dove tutto era sperimentazione. Attorno a noi non c’era nulla, con l’eccezione della Rai che la vedevamo come l’Olimpo. Un altissimo dislivello tecnologico ma non dal punto di vista della qualità professionale».

Si considera uno dei “padri fondatori” della comunicazione del Tigullio? «Dire così mi pare eccessivo. Ma vero è che fino ai primi anni di vita di Entella Tv, alla fine degli anni 80, buona parte delle riprese locali erano le mie. I padri fondatori della comunicazione nel Tigullio sono stati coloro che hanno investito denari, impegno e lavoro, e quindi Allerano Ginocchio, il tecnico ed esperto costruttore di ponti radio televisivi Paolo Pinat, insieme a sua moglie Adriana e il figlio Marco, Giuliano Vignolo e Vittorio Chiesa».

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Un ruolo importante ebbe Paolo Pinat nella storia televisiva locale… «Io e Giuliano aprimmo un piccolo centro televisivo (Ctr, il Centro Televisivo Regionale). Incontrammo Paolo Pinat, già tecnico a TeleChiavari e Due Riviere Tv, proponendogli di recarci dall’editore di Teleregione per chiedere di sganciare il segnale della sua tv nel Tigullio, un pò come avviene ancora oggi su Rai Tre con il Tg Regione. Paolo grazie alla sua “intercessione” convinse l’editore a questa operazione. Era un genio dell’alta frequenza: con la sua distribuzione di ponti, si arrivò alla creazione di una vera e propria rete televisiva».

Dal 1986 al 1996, il periodo di Entella Tv… «Abbiamo raccontato tutto ciò che succedeva. Contemporaneamente iniziò la mia collaborazione con la Rai, alla quale fornivamo le immagini delle partite dell’Entella e di qualche evento locale».

E arriviamo così al suo arrivo in Rai. «Dal 1996 inizio a collaborare in esclusiva con la Rai. Ero il loro jolly su Genova e nel levante ligure. Insieme al giornalista Tarcisio Mazzeo, abbiamo realizzato anche diversi reportage internazionali, tra cui diversi documentari sulle povertà».

Dopo averlo raccontato per 40 anni, com’è cambiato il “nostro” Tigullio? «Quando segui quotidianamente l’attualità della zona, non ti accorgi nemmeno come cambia il tuo territorio. E’ cambiata sicuramente la società. Ed il fatto che oggi tutti siamo cameraman con gli smartphone. Questo fatto non mi ingelosisce, anzi mi fa piacere perchè è diventata una responsabilità condivisa».

Dopo 40 anni di racconti ed incontri, ora è in pensione. «Non mi annoio, la giornata mi vola in un attimo. Sono preso dalle mie passioni, soprattutto come pilota di ultraleggeri, dal mio camper e dai miei viaggi. Ora posso finalmente dedicare più tempo a mia moglie Luciana Manca, che mi ha sempre sopportato. Se prima ero suo e della telecamera, ora sono tutto suo. Anzi, – conclude Tito sorridendo -. Ora sono suo e in parte anche dei superleggeri…».