Il capogruppo di Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria Gianni Pastorino critica negativamente il decreto Genova approvato dal Consiglio dei Ministri.

“Tanto rumore per nulla. Una delusione fatta di poche proposte e tante lacune”

Il 13 settembre il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto Genova, “salvo intese”, per i lavori di ricostruzione e di sostegno a famiglie e aziende a seguito del crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 e costato la vita a 43 persone. Il decreto comprende le “disposizioni urgenti volte a velocizzare le operazioni di demolizione e ricostruzione del ponte Morandi, al sostegno dei soggetti danneggiati per il crollo, alla ripresa delle attività produttive e di impresa, nonché dirette a intraprendere ogni iniziativa necessaria al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture”.

Per Pastorino il decreto approvato mostra diverse mancanze:

“Citando Shakespeare,“Tanto rumore per nulla”. Il tanto atteso “Decreto Genova”, che per assurdo ricomprende anche i terremoti di Ischia e Italia Centrale, è una delusione fatta di poche proposte e tante lacune. Anzitutto è un provvedimento che sorvola sulla questione prioritaria, cioè su chi sarà il commissario per la ricostruzione, quindi chi avrà la responsabilità effettiva. E, per effetto degli scontri interni di un governo che noi abbiamo già definito innaturale, questo testo manca di un vero accordo: passato senza alcun confronto con le autonomie locali, alla faccia dell’unità, sta in piedi solo in virtù della classica nebulosità delle formule politico-giuridiche. Un testo che non ha il coraggio di essere un vero decreto “per Genova”, già a partire dal titolo. Come se ponte Morandi fosse una questione che non impatta su tutto il nord ovest italiano, ma soltanto un banale “incidente di percorso”, accaduto in una città qualsiasi. Inevitabilmente il decreto dovrà essere rivisto, ammesso che i partiti al governo trovino finalmente un’intesa”.

Pastorino critica poi la mancanza di un vero e proprio piano di ricostruzione:

“Registriamo alcune proposte di carattere fiscale, ma è sparita la Zona Economica Speciale e manca l’elemento nodale: il programma di ricostruzione del ponte, come infrastruttura comunque necessaria per ridare ossigeno a questa città. Ieri abbiamo commemorato le vittime di questa assurda tragedia e oggi, a distanza di oltre un mese, continuiamo a trovarci in una situazione paradossale. Il contrasto che vede da un lato Regione e Comune e dall’altro il Governo, è ormai oltre i limiti di guardia. Siamo molto lontani dalla soluzione.

Da lunedì prossimo la situazione è destinata a peggiorare, nonostante gli interventi avviati per fronteggiare l’inizio dell’anno scolastico. Peggiorerà dal punto di vista della mobilità, della vivibilità e della sicurezza urbana. Già aumentano gli incidenti e ancora non si parla di liberare le strade di sponda del Polcevera, di fatto sancendo il totale isolamento di almeno 90.000 persone”.

Conclude Pastorino:

“Lo scenario dice che l’emergenza sarà affrontata in tempi lunghi. Tra non molto sarà evidente a chiunque, nonostante la narrazione proposta da alcuni politici locali. Si rincorrono le notizie sul posizionamento dei sensori per il monitoraggio del ponte, ma non c’è alcuna certezza. Ci chiediamo quanto tempo dovrà passare: all’inizio qualcuno azzardava bastassero 3 mesi per ricostruire il ponte, adesso l’ultima dichiarazione parla di 18 mesi. Mentre i più realisti concordano su 2 o 3 anni. Tradotto: questa città è destinata al declino. In questi giorni il presidente di Autorità Portuale Signorini parlava di un calo del 10% nei traffici portuali del 2019, ma è un dato sottostimato. Le compagnie di spedizione forse non se ne andranno, ma sposteranno altrove i container, quindi ci sarà meno lavoro e meno occupazione. Alcuni analisti economici ritengono che il crollo del ponte Morandi potrà provocare una diminuzione di 15 punti PIL nella nostra regione. Dati spaventosi: impoverimento del territorio e perdita occupazionale andranno ad aggiungersi all’incredibile tragedia delle 43 vittime e delle centinaia di sfollati. Ora è necessario accelerare, perché i bisogni e i disagi sofferti dai genovesi e dalle imprese del territorio non ammettono ritardi”.