Una dozzina di migranti ospitati dai centri di accoglienza della Fontanabuona saranno formati per prestare servizio nella Croce Rossa di Gattorna in crisi di personale volontario.

Croce Rossa di Gattorna in crisi, semideserto l’incontro dell’altra sera per cercare volontari

È andato pressoché deserto l’incontro pubblico indetto dal Comune di Moconesi e sostenuto dal Sindaco Trossarello per cercare di sensibilizzare la popolazione, e trovare in essa nuovi volontari, nei confronti della situazione di difficoltà in cui si trova la Croce Rossa di Gattorna. Si sono presentati solo in tre, un flop senza se e senza ma. Per la Rossa locale la carenza di personale volontario è divenuto un problema, cominciano ormai a mancare gli equipaggi per poter garantire tanto le urgenze quanto i servizi sanitari programmati: se il bilancio – in rosso ma non in maniera tragica – è ancora gestibile, la realtà pratica del soccorso quotidiano comincia a non esserlo più.

Ma a metterci una pezza saranno i migranti

Ma a salvare la Croce, o almeno a metterci una pezza, potrebbero essere i migranti. Quelli ospitati nei centri d’accoglienza della Val Fontanabuona, esatto: proprio quelli che il popolo dei «non sono razzista, ma…» va su tutte le furie a sentir definire “risorse”. Saranno almeno una dozzina i migranti che, come rende noto il Secolo XIX di oggi, parteciperanno al corso di formazione che prenderà il via la prossima settimana. Arrivano da due Centri gestiti dalla cooperativa Lanza del Vasto, quello di Serra di Cicagna e quello di Lumarzo, e saranno probabilmente i soli a svolgere quel corso, visto il sostanziale buco nell’acqua della ricerca di sostegno da parte dei cittadini locali.

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Sarà assoluto volontariato, non saranno retribuiti in alcun modo, e lo sanno bene. Del resto, un paio di essi addirittura già ha esperienza nel campo dopo aver prestato servizio nelle Croci Rosse dei loro paesi d’origine. Certo, beninteso, non risolveranno da soli il problema fondamentale: come spiegato dal presidente della Rossa di Gattorna Enzo Panzarella, quello che affronteranno è un corso base, il che, unito a possibili difficoltà di comunicazione per le differenze linguistiche, non permetterà di utilizzarli almeno nell’immediato nei servizi di emergenza. Ma la mole di manodopera che potranno offrire sui programmati, i “codici bianchi”, solleverà sicuramente da un grande peso gli equipaggi già esistenti che potranno concentrarsi sulle urgenze e, come minimo, avere una boccata d’ossigeno. E con esso la Rossa di Gattorna potrà continuare ad avere fiato sufficiente per continuare a svolgere la sua opera quotidiana che salva vite umane. Se non è una risorsa questa.