Prosegue la battaglia della Croce Bianca Rapallese contro Autostrade per l’Italia, dopo una nuova “beffa” addirittura su un soccorso in emergenza.

Croce Bianca sul piede di guerra, parla Mustorgi

La clamorosa ricevuta

«Questa mattina siamo stati chiamati per un’emergenza in autostrada nel tratto tra Rapallo e Chiavari. Terminato l’intervento, paziente non caricato, siamo usciti al casello autostradale di Chiavari dichiarando all’operatore di Autostrade per l’Italia in remoto che rientravamo da un’emergenza nella tratta autostradale. L’operatore non ha ascoltato quanto da noi dichiarato e ha provveduto a fare il mancato pagamento». È accaduto ancora una volta lunedì scorso. Un fatto che per il presidente della Croce Bianca Rapallese, Fabio Mustorgi, che da anni combatte contro la discriminazione sui pedaggi autostradali tra pubbliche assistenze (la Croce Rossa infatti ne è esonerata) giudica inaccettabile «ancor più in un territorio come il nostro dove gli ospedali sono raggiungibili rapidamente solo in autostrada».

La genesi del contenzioso ha origine nel gennaio 2015, con l’adozione di un nuovo metodo applicato alle pubbliche assistenze e alle misericordie da parte di Società autostrade spa. «Oltre alle decine di episodi che hanno interessato i nostri militi, un fatto clamoroso è accaduto durante un mio turno di servizio – aggiunge – Ed è grave, perché oltre alle discriminazioni che vengono applicate da anni, adesso si diffonde la pratica di richiedere il pedaggio anche per servizi di emergenza. Stavamo trasportando un paziente a Lavagna. Infilo il biglietto e premo il pulsante del citofono per chiedere di aprire la sbarra. L’operatore a quel punto mi ha invitato a spegnere i girevoli. Io ingenuamente l’ho fatto. Il perché della sua richiesta? Non riusciva a leggere la targa per addebitare il pedaggio. Inconcepibile! A quel punto abbiamo chiamato la Polizia stradale che ha verbalizzato l’accaduto e abbiamo fatto presente che avremmo sporto denuncia. Qui si sta violando in pieno la legge».

Leggi anche:  Recco, in 60mila per assistere agli spettacoli pirotecnici

E sì, perché se sui servizi ordinari, come il trasporto di provette di sangue, di esami clinici o di pazienti che necessitano fisioterapia si potrebbe cavillare in tribunale facendo leva sulla confusione normativa introdotta da due distinte circolari e da tre successive interpretazioni, almeno sui servizi di emergenza non dovrebbe esserci spazio per alcun dubbio. «Questi null’altro sono se non tentativi impropri di costringerci ad acquistare i telepass a pagamento che contabilizzano i passaggi effettuati, dai quali noi dovremmo successivamente estrapolare quelli esenti. Eppure la legge 495 del 1992 dice chiaramente che per tutte le attività di soccorso è riconosciuta la piena esenzione. Oltre alla discriminazione, il rischio per una pubblica assistenza che accettasse questa convenzione, potrebbe essere di dover un domani rispondere di truffa o appropriazione indebita per aver richiesto l’esenzione di un pedaggio. Per questo non intendiamo sottoscrivere patti diversi dalla legge. La gratuità dei pedaggi dev’essere a prescindere. E se qualcuno in giro per l’Italia ha sbagliato, è giusto che paghi, ma non per questo dobbiamo pagare tutti».

E mentre i legali della pubblica assistenza di piazza Chile intravedono nel comportamento del concessionario autostradale possibili violazioni penali, ancora si attende risposta all’interrogazione parlamentare presentata a inizio ottobre dal senatore Roberto Cassinelli: «I ministri Delrio e Lorenzin devono intervenire al più presto affinché le concessionarie autostradali smettano di richiedere il pagamento dei pedaggi alle Pubbliche Assistenze che debbono poter agire in serenità»