«La corsa delle Biotech al vaccino per il nuovo virus cinese è ormai iniziata». Enrico Mazzino, economista sanitario e farmacoeconomista, docente all’Università di Genova, parla con noi del virus che sta preoccupando l’intero Paese.

In pochissimi mesi il vaccino potrebbe essere testato sull’uomo

«Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale per le malattie allergiche e infettive statunitense ritiene che in pochissimi mesi potrebbe essere testato sull’uomo, contro gli oltre 20 necessari per la Sars (sindrome respiratoria acuta grave) che tra il 2002 e il 2003 aveva spaventato il mondo.

Ad annunciare gli sforzi sono state varie aziende tra cui Moderna, Inovio e Novavax e il Centro di Ricerca dell’Università del Queensland in Australia. Nonostante non esista una cura per questo ceppo di Coronavirus, la famiglia dell’agente patogeno è conosciuta a seguito delle epidemie di Sars e Mers (sindrome respiratoria mediorientale)».

A lavoro per combattere il nuovo virus cinese

Come rivela il Wall Street Journal, l’Ente no-profit norvegese Coalition for Epidemic Preparedness Innovations ha sovvenzionato la ricerca alle Società citate per 11 milioni di dollari. «Moderna – sottoliena Mazzino – sta lavorando a un prodotto che dovrebbe destare l’apparato immunitario contro il virus, mentre Inovio sta lavorando alla sintesi del DNA utilizzando materiale biologico proveniente da campioni del virus rinvenuto nella città focolaio di Wuhan. In Australia, invece, stanno optando per la ingegnerizzazione delle proteine virali così da renderle più riconoscibili dal sistema immunitario e, di conseguenza, attaccabili. Anche Gilead si sta muovendo in questo senso. La Società è in contatto con le autorità statunitensi e cinesi per capire come un suo farmaco sperimentale, il Remdesivir, possa essere un potenziale candidato contro l’infezione.

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Secondo la University of Texas Medical Branch di Galveston, negli USA, sembrerebbe che il potenziale vaccino potrebbe anche essere ottenuto in breve tempo; tuttavia il problema sarà l’iter di approvazione che potrebbe richiedere anche qualche anno. L’OMS ha comunque escluso l’epidemia mondiale e anche in Italia sono arrivate rassicurazioni dal Ministero della Salute. In Liguria i vertici di ALISA si sono confrontati sulla questione rassicurando su possibili allarmismi venutisi a creare».