Besanza, la sentenza del Tar blocca definitivamente l’installazione dei container volti all’accoglienza di migranti: il comitato angavaL rivendica il proprio merito e lancia una frecciata a De Paoli.

Giorgi: «Siamo stati i primi – e forse gli unici – a muoverci davvero»

Il comitato angavaL, nella persona del suo presidente Andrea Giorgi (nella foto), interviene sulla notizia dell’annullamento da parte del Tar degli atti del Commissario Prefettizio che ivi prevedevano l’installazione di container per l’accoglienza di profughi nei pressi del campo sportivo della Besanza a Cavi di Lavagna. Una notizia che Giorgi incassa «Con particolare soddisfazione» in quanto «i motivi dell’annullamento sono tutti rivolti alla illegittimità della prassi urbanistica che sottraeva al quartiere di Cavi una importante opera di urbanizzazione come da subito sostenuto dalla nostra Organizzazione Civica».

Tecnicamente, infatti, il giudizio del Tar si è limitato a valutare la prassi scorretta – l’istituzione di una gara e l’installazione dei container prima che si fosse normato affinché l’area potesse essere utilizzata per simili opere – ed anche a detta dei ricorrenti nulla c’entra il giudizio ideologico sulla questione intrinseca di accoglienza ai migranti. Nelle dichiarazioni rilasciate, tuttavia, il consigliere regionale leghista Giovanni De Paoli non ha mancato di porre l’accento su di essa, complimentandosi coi giudici per «non essersi fatti tirare per la toga dal Commissario prefettizio che amministra il Comune di Lavagna, né dai buonisti che gestiscono il business migranti».

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Su questo angavaL e Giorgi, che rivendicano di «essere stati i primi a contestare la legittimità di quegli atti , i primi a sollevare la necessità di un ricorso collettivo, i primi e forse gli unici a rivolgersi a Prefetto, Questore, Commissario e Regione» fanno tuttavia un distinguo. Ritengono sarcasticamente infatti «inaspettato trovare a sventolare la bandiera sul carro del vincitore il consigliere regionale leghista De Paoli, di cui non ci ricordiamo la presenza alle riunioni tenute con i cavesi». Giorgi ricorda infatti che la presa di posizione sua e dell’organizzazione da lui presieduta «era stata spietatamente strumentalizzata con vili riferimenti ad atteggiamenti da “estrema destra”».
E proprio ad analoghe attribuzioni o accostamenti, anche nella “vittoria”, angavaL intende sottrarsi. Le ragioni del comitato, infatti, per opporsi all’opera erano molto più semplici e meno ideologiche, come secondo Giorgi testimonia il manifesto che l’organizzazione aveva diffuso già in epoca “non sospetta”: ossia gli oltre 40mila euro spesi dal Comune per un centro sportivo che, altrimenti, sarebbe stato tolto dalla disponibilità dei cittadini.