E’ rimasto tra gli ultimi amari prodotti in Liguria ed uno tra i più longevi, nascendo quasi un secolo fa.

Amaro Camatti

A Recco, precisamente nel 1924. E’, inoltre, il digestivo più antico e conosciuto della Città di Genova. Stiamo parlando dell’Amaro Camatti, un marchio glorioso fondato da due produttori, Umberto Briganti, farmacista e professionista farmaceutico, e sua moglie Teresa Camatti. Umberto è toscano di origine ma genovese e levantino d’adozione. Teresa, invece, è originaria di Montecreto, in provincia di Modena. Nel laboratorio farmaceutico di Umberto, situato in stradone Sant’Agostino nel capoluogo ligure, un giorno decide di iniziare a sperimentare qualcosa di nuovo. Quel qualcosa, in poco tempo, diventa un’idea, un nuovo amaro da iniziare a produrre.

La coppia, così, decide di trasferirsi a Recco, comprando un terreno in Valle della Ne. Lì sorgerà la distilleria la produzione che andrà avanti fino al 1989. E 30 anni fa, il marchio venne ceduto alla “Sangallo distilleria delle Cinque Terre” di Enzo Bergamino, indimenticato imprenditore lavagnese scomparso nel 2017. La sede si sposta dunque a San Salvatore di Cogorno, con il nuovo stabilimento di produzione che rimane nei dintorni della Basilica dei Fieschi fino al marzo 2018.

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Oggi l’azienda è guidata dal figlio Stefano insieme al socio Marco Demarchi:

“E’ un prodotto esclusivamente ligure – racconta Stefano -. Con il marchio acquistammo la ricetta artigianale e originale, frutto di un particolare procedimento in infusione di erbe, radici, zucchero caramellato e alcol. Da un anno e mezzo lo stabilimento si è trasferito a San Colombano Certenoli, nell’ex capannone della Cooperativa Agricola, ma abbiamo lasciato la sede legale a Cogorno”.

A questo successo, con bottiglie di “Camatti” vendute oggi a livello nazionale ed internazionale, recentemente anche in Australia e negli Stati Uniti, Stefano credeva ma non pensava a queste proporzioni:

“Da poche migliaia di bottiglie siamo passati negli ultimi due anni a decine di migliaia di Camatti distribuiti». Quali, oltre alla ricetta, i segreti di questo successo? «Forse aver mantenuto la storica etichetta originale, rimasta inalterata così come è nata. Una decisione che oggi richiama la tradizione e la tipicità del prodotto, nostro vero e proprio punto di forza”.