Si è preso cura di lui, aiutandolo giorno dopo giorno a guarire dalla leucemia. Il paziente lo ha seguito ed è guarito, ma ha contagiato il suo dottore con la sua più grande passione, la bicicletta. E domenica 30 giugno di nuovo insieme: non nel reparto di Ematologia dell’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, ma in sella a una bici per partecipare a “La Fausto Coppi Officine Mattio”, 177 Km di Granfondo. Questa meravigliosa storia di amicizia e passione vede come protagonisti, il dottore lavagnese Nicola Mordini ed il paziente, guardia parco di Peveragno, Erik Rolando, 46 anni, sposato e padre di tre figli, Rolando nel 2007 scoprì la leucemia e da allora è stato seguito e curato dal medico lavagnese.

Com’è stato in reparto questo incontro?

 “Lo incontrai nel 2007 per una visita. Doveva essere una leucemia modesta e invece ha avuto un decorso difficile e complicato. Già dal 2010 Erik è tornato perfettamente a posto”.

E come è nato l’amore comune per il ciclismo? 

“Con i pazienti che vedo quotidianamente nel periodo del trapianto, circa 4-5 mesi, si cerca di parlare di tutto, non solo della malattia. Lui è istruttore di mountain bike e mi ha convinto a riprendere la bicicletta”.

A chi è venuta l’idea di partecipare alla Granfondo? 

“Erik aveva partecipato già due anni fa e lo scorso anno. Per l’edizione di quest’anno, essendoci come partner la sezione locale di Cuneo dell’Ail che compie 20 anni, gli ho proposto come battuta di partecipare insieme. Lui mi ha risposto seriamente dicendomi che l’indomani avremmo iniziato gli allenamenti”.

Per lei dottore è la prima volta in gara come ciclista… 

“Sì. Quando un paziente affronta l’inizio della malattia con i giovani uso sempre la metafora di affrontare una corsa a tappe come il Giro o il Tour: non sappiamo quante salite ci sono, ma l’importante è arrivare all’arrivo. Vedere un ex paziente che oggi affronta la “Fausto Coppi” è un messaggio meraviglioso”.

La vostra storia non è solamente una bella storia di amicizia e di sport, ma anche di buona sanità dove emerge per prima cosa il rapporto umano tra dottore e paziente…

“Esatto, sono orgoglioso di lavorare in questo reparto, perché tutti siamo dedicati al paziente e questo loro lo capiscono. Noi non li curiamo ma dall’oss al medico, dall’infermiere al primario tifiamo veramente per loro. E questo è quello che sentono a livello umano”.