Don Paolo Farinella, parroco della chiesa di San Torpete a Genova, annuncia che la sua chiesa resterà chiusa a Natale, per “obiezione di coscienza” contro il decreto Salvini, che perseguita i migranti, quando lo stesso Gesù sarebbe stato un migrante. Ed è subito caso giornalistico nazionale.

«Chiesa chiusa a Natale, perché i migranti sono Gesù e questo Paese non vuole più Gesù»

L’annuncio di don Paolo Farinella ha subito trovato clamore: la sua chiesa, quella di San Torpete a Genova, resterà chiusa da Natale all’Epifania e dunque non si celebrerà messa per “obiezione di coscienza” nei confronti del decreto sicurezza del ministro Matteo Salvini. Don Paolo, che si definisce «prete di frontiera», nonché «prete cattolico dal cuore laico», spiega il perché: per lui il decreto altro non è che un paravento «per nascondere che si tratta di una legge contro gli immigrati, non più considerati come persone e ai quali non solo non vengono riconosciuti i diritti stabiliti da leggi e convenzioni universali, ma addirittura sono tolti e accorciati anche i più ovvi, riducendoli a merce scadente. Sono nemici per il solo fatto di essere poveri, di essere per lo più neri, di essere in fuga la maggior parte dalla fame e in molti dalle guerre che lo stesso Occidente e l’Italia hanno creato e alimentato, guadagnandoci con la vendita delle armi».

Farinella continua, accusando il decreto di incostituzionalità, «uno scempio che offende l’umanità in genere e i credenti in modo particolare». Infatti, sebbene don Paolo non manchi di soffermarsi nel suo discorso su molti giudizi severi nei confronti di svariate forze politiche, dal PD all’attuale ministro degli Interni, appunto, è proprio al cuore ed alla dottrina cristiana che crede l’argomento più dovrebbe stare a cuore: «Un cristiano in modo particolare dovrebbe tremare di fronte a una norma simile – spiega – perché, sul piano della fede, è l’espulsione di Gesù di Nazareth dall’Italia. Egli, infatti, fu ed è ebreo, palestinese, mediorientale, dalla pelle scura-olivastra, dichiarato indesiderato dal decreto Salvini se osasse presentarsi alla nostra frontiera per trascorrere il suo Natale con noi». Immagina infatti Gesù perseguitato dalla polizia di Erode e fuggiasco in Italia, approdato «nel Paese del presepe e delle cattedrali che inneggiano il suo Natale, ma alla frontiera trova l’erede di Giussano con in mano un presepe di plastica, nell’altra il rosario, nell’altra ancora il Vangelo e con la quarta mano impone l’alt: “Voi tre non potete passare. Tornate da dove siete venuti e noi vedremo di aiutarvi a casa vostra, se a casa nostra avanza qualcosa, ma non ne sono sicuro”».

«Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il Natale di quel Gesù che il loro Paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle come uomo nel Figlio di Dio? – tuona don Paolo – Come è possibile aprire le chiese e baloccarsi con ninne-nanne, “Tu scendi dalle stelle”, canti gregoriani, presepi scellerati, quando fuori il vero Cristo è offeso, torturato, stuprato, vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso, come l’”uomo dei dolori” d’Isaia profeta?». E così l’annuncio, «La chiesa di San Torpete in Genova per questo Natale resterà chiusa perché è un Natale senza Cristo, un Natale senza Dio perché Natale senza Uomo. Possa la chiesa, chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza».

Chi è don Paolo Farinella?

Come detto, inevitabilmente la cosa ha subito risonanza, e scatena reazioni opposte, polarizzate: da chi subito lo esalta e già lo chiama “il nuovo don Gallo” a chi lo insulta, lo accusa di “buonismo”, insomma la solita solfa, e ne chiede a gran voce la rimozione dal ruolo. Ma chi è don Paolo Farinella? 71 anni, parroco per l’appunto di San Torpete, collabora con alcune testate giornalistiche, ha scritto alcuni libri e tiene anche un blog sul Fatto Quotidiano, a cui ha affidato proprio il clamoroso annuncio di cui abbiamo citato alcuni brani. «Sono uno studioso della Bibbia con qualche piccola specializzazione in Scienze bibliche e Archeologia. Mi occupo di esegesi nel contesto giudaico», si presenta sul suo blog, ma anche in quella presentazione – che risale ormai evidentemente a parecchi anni fa – parla più di politica che di fede, «contrasto il pontificato di Benedetto XVI che ritengo una sciagura per la Chiesa», afferma, ma anche «In questi tempi bui, in cui domina il potere perverso della delinquenza organizzata e, orfano di opposizione, mi sono deciso a contrastare e combattere con le armi della dignità, del pensiero e della Parola la peste del berlusconismo che è l’infezione virale che sta uccidendo il nostro Paese e le sue vere radici antropologiche».

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In passato aveva sostenuto, pur «turandosi il naso» il Movimento Cinque Stelle, non tanto per fiducia in essi (lo aveva definito «senza ideologia» e privo di democrazia), quanto proprio in contrasto all’odiato berlusconismo prima e renzismo dopo. Poi, anche in virtù dell’alleanza con la Lega, don Paolo se ne deve essere decisamente pentito. Ma, appunto, don Farinella non è nuovo alle dichiarazioni roboanti: già proprio per sensibilizzare sul tema migranti, nel 2015 celebrava messa senza l’Eucarestia e quindi dare la Comunione, accusava Giovanni Paolo II di aver «coperto tutti i preti pedofili scoperti» e secondo le cronache del tempo sarebbe stato rimbeccato anche dal Cardinale Bagnasco, che gli avrebbe ricordato che «non si fa politica dall’altare», quando la sua chiesa ospitò un convegno politico per la ricerca di alternative a sinistra all’allora candidatura di Raffaella Paita. Ma di più, il parroco, che sul suo profilo Facebook si dichiara di orientamento politico «anarchico rivoluzionario democratico», indovinate un po’? Anche l’anno scorso aveva annunciato che avrebbe tenuto la sua chiesa chiusa per Natale. In quel caso non tanto per i migranti in sé, ma perché, secondo lui, la deriva consumistica e un male profondo che attanaglia la chiesa di oggi ha fatto del tutto dimenticare quale sia davvero lo spirito del Natale. Addirittura, in tale occasione sosteneva che «il Natale andrebbe abolito e le chiese tenute chiuse per 10 anni», per risvegliare la coscienza e riportare la fede alle sue fondamenta. Insomma, la tentazione di chiudere la chiesa a Natale è un po’ un’abitudine per don Paolo.

Ecco, quindi, forse l’annunciata chiusura della chiesa di San Torpete anche per questo Natale 2018 non è poi questa clamorosa notizia, e nemmeno accade solo per la critica – più che legittima, in qualunque modo la si possa pensare – al decreto Salvini, ma per l’attitudine di don Paolo Farinella ad essere sempre al centro della discussione. Insomma, non sta certo a noi, non ne abbiamo i mezzi, per stabilire se sia un buon sacerdote o meno – sebbene di certo un sacerdote che parli alla gente non solo di liturgia e dottrina ma di fede contestualizzata nel concreto mondo attuale può sempre solo far bene, alla maturità della chiesa come a quella della comunità – ma sicuramente dimostra di essere un buon blogger, Selvaggia Lucarelli non saprebbe far di meglio: sa come far parlare di sé. E può anche piacere quello che ha da dire.
Ma don Gallo, permetteteci, era un po’ un’altra cosa, che si fosse dalla sua “parte” o di opposte idee, come avviene per tutti i grandi uomini, tutti gli hanno dovuto riconoscere di essere una figura diversa, forse anche più concreta di un don Milani, un uomo che ha profondamente influenzato, cambiato ed aiutato la sua comunità, e lasciato un segno nella storia. I blog e gli articoli di giornale coi loro titoloni e annunci lasciano il tempo che trovano nel proverbiale oblìo della rete, gli uomini e le loro azioni, il loro coraggio quotidiano, vocale o silenzioso che sia, le mani tese in solidarietà concreta fra essi, col proprio sacrificio – e cosa c’è di più cristiano del sacrificio? – sono ciò che cambiano il mondo.