Lo scorso venerdì si è svolta la settima edizione di “Creo Suono Canto”, un evento che ha illustrato come la felicità possa essere un concetto semplice. Con il titolo “Abracadabra… la felicità”, il doppio appuntamento teatrale è riuscito a realizzare un piccolo grande miracolo: unire generazioni, passioni e istituzioni in un abbraccio collettivo. In teatro, ogni istante è prezioso, e il silenzio è un elemento da non sottovalutare.
Un evento significativo a Sestri
La tensione emotiva è rimasta palpabile per tutta la durata dello spettacolo, coinvolgendo non solo i ragazzi sul palco, ma anche i più piccoli della scuola dell’infanzia e della primaria, che hanno mantenuto viva l’attenzione di un pubblico visibilmente toccato.
Il messaggio centrale dell’evento si è rivelato solo nel finale, svelando il segreto sussurrato: “Basta poco…”. Un concetto semplice, quasi ancestrale, ma che oggi appare straordinariamente innovativo. In un’epoca in cui tutto sembra correre, lo spettacolo ha invitato a fermarsi e a riscoprire la meraviglia nelle piccole cose.
La “chiave” per la felicità non si trova nei complessi algoritmi o nel frastuono dei social network, ma nei gesti quotidiani: ascolto, pazienza, solidarietà, pace e la capacità di apprendere gli uni dagli altri. Ideato da Elisa D’Agnessa e Chiara Costa, lo spettacolo ha scelto la strada della semplicità, una scelta audace in un’epoca in cui il linguaggio semplice è spesso trascurato, ma è l’unico capace di trasmettere messaggi autentici.
La vera magia è emersa non solo sotto le luci del palco, ma anche dall’incontro spontaneo e generoso di mani diverse, provenienti da realtà che hanno superato ogni barriera.
Superando ogni campanilismo, i ragazzi dell’I.C. Sestri Levante e dell’I.C. “G.B. Della Torre” di Chiavari hanno condiviso un viaggio comune, dimostrando quanto l’arte possa unire e ridurre le distanze.
Dietro le quinte, le studentesse del corso “Operatore del Benessere” del Villaggio del Ragazzo hanno lavorato con dedizione, facendo notare che ogni successo è frutto del contributo collettivo. L’emozione più grande è arrivata dalla generosità del pubblico: grazie alla vendita di gadget solidali, i fondi raccolti saranno interamente donati all’AISA (Associazione Italiana Sindromi Atassiche), rappresentata in sala dalla professoressa Litani. Un piccolo grande gesto per ribadire che, come suggerisce la chiave in plexiglass, “basta poco” per fare la differenza.
Se è vero che apprendiamo realmente solo quando siamo emotivamente coinvolti, ciò che suscita passione diventa la spina dorsale di “Creo Suono Canto”.
Il successo riscontrato non è solo il risultato di un saggio di fine anno, ma la conferma di una visione pedagogica chiara, portata avanti con impegno dagli insegnanti. Qui si evidenzia la differenza tra il semplice “andare a scuola” e il “fare scuola”, trasformando le aule in spazi di crescita e comunità. Significa accogliere i più piccoli accanto agli ex-alunni delle superiori tornati come volontari, legati da un invisibile fil rouge di appartenenza.
Il teatro e la musica, vissuti in questo contesto, non sono solo attività extracurriculari, ma strumenti di crescita. Sul palco dell’Annunziata, i ragazzi hanno imparato a gestire l’ansia, a guardarsi negli occhi, a sostenere i compagni in difficoltà e a comprendere che il successo del singolo dipende dal respiro del gruppo.
Hanno sviluppato competenze sociali e civiche che nessuna intelligenza artificiale o schermo digitale potrà mai sostituire.
Con l’umiltà di chi ha piantato un piccolo seme, ma con la certezza che da questi germogli cresceranno cittadini più consapevoli e pronti ad affrontare le sfide della vita.
La scuola ha dimostrato di essere un faro di cui la società ha bisogno, perché educare significa offrire un porto sicuro in tempi di frammentazione, insegnando che la vera forza non risiede nell’individualismo, ma nella capacità di connettersi con gli altri e riscoprire il senso di comunità.
(Foto in evidenza di Marta Bertolotto)