Riflessione sul parco

Finalmente Recco commenta la sentenza sul Parco di Portofino

Andrea Brunelli esprime le sue opinioni sulla recente decisione del Consiglio di Stato, sottolineando le opportunità perdute per Recco.

Finalmente Recco commenta la sentenza sul Parco di Portofino

Andrea Brunelli, capogruppo di “Finalmente Recco”, interviene sul tema del Parco Nazionale di Portofino, commentando la recente sentenza del Consiglio di Stato.

“L’ennesima sentenza sul Parco Nazionale di Portofino certifica ciò che denunciamo da anni: otto anni di ottusità politica, immobilismo istituzionale e spreco di denaro pubblico da parte di Regione Liguria e dei Comuni del Golfo del Tigullio e del Golfo Paradiso, tra cui il Comune di Recco.

In questi anni abbiamo assistito a una vera e propria commedia (o tragedia) burocratica: ricorsi al TAR Liguria, al TAR del Lazio, al Consiglio di Stato, controricorsi e battaglie legali combattute non tra interessi privati contrapposti, ma in primis tra Enti pubblici. Comuni contro Ministero, Regione contro Stato. E a pagare, come sempre, sono stati i cittadini.

Solo il Comune di Recco ha speso oltre 45 mila euro in spese legali (cifra risalente al 2024). Una cifra che, sommata a quelle sostenute dagli altri Comuni coinvolti, dalla Regione Liguria e dal Ministero dell’Ambiente, restituisce il quadro di uno spreco enorme di risorse pubbliche. Soldi che avrebbero potuto essere investiti sul territorio, sui sentieri, sulla manutenzione, sulla valorizzazione ambientale e turistica.

La verità è semplice e va ricordata: il percorso di nazionalizzazione del Parco parte quasi dieci anni fa. Per anni Regione Liguria e molti Comuni coinvolti, tra cui Recco, hanno scelto di ignorare il problema, facendo orecchie da mercante, fingendo che la questione potesse dissolversi da sola. Nessuna proposta concreta, nessun confronto serio, nessuna visione. Solo silenzio. Poi il Ministero ha fatto ciò che un’istituzione dovrebbe sempre fare: applicare la legge. E ha istituito il Parco di Portofino utilizzando l’unica perimetrazione disponibile, quella elaborata dai propri uffici, proprio perché nel frattempo nessun Ente locale aveva avanzato osservazioni o alternative credibili.

Ed è qui che è iniziato il paradosso tutto italiano: gli stessi Enti rimasti immobili per anni hanno improvvisamente protestato, accusando il Ministero di non aver ascoltato istanze locali che, semplicemente, non erano mai state presentate. Da lì è partito lo spettacolo dei ricorsi, dei rinvii e delle battaglie giudiziarie che hanno bloccato tutto per anni.

Oggi il Consiglio di Stato mette finalmente un punto fermo: il Parco Nazionale di Portofino deve basarsi sui criteri scientifici di ISPRA e coinvolgere undici Comuni. Viene così smontata definitivamente la logica del cosiddetto “parco-francobollo”, frutto più di veti ideologici che di una reale visione del territorio.

Il risultato di questi otto anni è sotto gli occhi di tutti: tempo perso, soldi pubblici sprecati e opportunità mancate. Opportunità ambientali, turistiche ed economiche.

Noi lo avevamo detto con chiarezza già in campagna elettorale due anni fa: Recco avrebbe dovuto entrare nel Parco di Portofino. Non per ideologia, ma per pragmatismo e visione. Perché il Parco significa maggiore attrattività turistica, valorizzazione del territorio, prestigio nazionale e accesso a finanziamenti ministeriali concreti. Risorse che avrebbero potuto essere utilizzate, ad esempio, per sistemare e valorizzare la rete sentieristica cittadina.

Il Parco non è soltanto tutela ambientale — pur fondamentale — ma anche sviluppo economico, promozione del territorio e opportunità per le comunità locali.

Noi non abbiamo mai nascosto nemmeno le criticità o la necessità di discutere eventuali modifiche alla perimetrazione per adattarla meglio al tessuto territoriale di Recco. Ma questo avrebbe richiesto ciò che Regione Liguria e Comune di Recco non hanno saputo fare in questi anni: dialogo istituzionale, serietà amministrativa e capacità politica.

Invece si è preferito alzare muri, fare propaganda e trascinare tutto nelle aule dei tribunali. E dopo otto anni si torna esattamente al punto di partenza, con una sonora bocciatura politica e amministrativa per chi ha scelto lo scontro invece del confronto”.