Valentina Sommaruga, 29 anni, ha saputo trasformare un trauma dell’adolescenza in un potente messaggio di orgoglio. Dopo aver subito bullismo a causa di un video diffuso online senza il suo consenso, ha lasciato la Lombardia per ricominciare in Liguria. Oggi è una modella curvy di successo e un’icona della body positivity, pronta a mostrare il suo sorriso senza paura.
L’intervista
Valentina, partiamo dal presente: chi sei oggi e cosa fai nella tua vita quotidiana?
«Oggi sono una donna che ha imparato ad accettarsi. Lavoro come impiegata nel settore dell’acciaio, ma parallelamente seguo il mio percorso come modella curvy e condivido sui social il mio messaggio di body positivity».
Quando eri molto giovane, un tuo video è diventato virale senza il tuo consenso: cosa è successo in quegli anni?
«Quegli anni sono stati davvero difficili. Il video è stato diffuso contro la mia volontà e, in breve tempo, è diventato virale. Ero solo una ragazzina che cantava per gioco, senza sapere che qualcuno lo avrebbe reso pubblico. Il mio ex migliore amico lo caricò su YouTube e poi lo condivise su Facebook. Da quel momento iniziarono commenti cattivi, prese in giro e giudizi pesanti. Venivo derisa per il mio aspetto fisico e la mia dentatura imperfetta. Mi sentivo esposta e vulnerabile, come se tutti avessero qualcosa da dire su di me senza conoscermi. Fu un periodo in cui faticai a gestire quell’attenzione negativa».
Gli insulti che ricevevi erano molto pesanti. Come sei riuscita a sopportare tutto questo per così tanto tempo?
«Non è stato semplice. Ho cercato a lungo di ignorare la situazione, chiudendomi in me stessa. Il sostegno della mia famiglia e di alcune persone fidate è stato fondamentale. Col tempo, ho iniziato a lavorare su di me e ho compreso che quelle parole non definivano il mio valore».
A un certo punto hai deciso di denunciare e trasferirti a Genova: perché hai scelto la Liguria per ricominciare?
«Avevo bisogno di un cambiamento e di un ambiente diverso. Il mare mi ha sempre dato calma e la Liguria mi è sembrata il luogo ideale per ripartire senza il peso del passato. Ho subito avvertito un legame con il Levante, in particolare con il Tigullio e località come Lavagna e Chiavari, dove ho iniziato a costruire nuove esperienze e collaborazioni. Cercavo un posto dove sentirmi libera dai ricordi pesanti, e questi luoghi mi hanno trasmesso accoglienza e serenità. Qui ho trovato il ritmo giusto per ripartire, con maggiore consapevolezza».
Com’è stato l’impatto con la realtà ligure? Ti sei sentita subito accolta o hai trovato delle resistenze?
«Mi sono sentita accolta e rispettata fin da subito. Ho percepito un clima più tranquillo e privo di giudizi. Questo mi ha aiutata moltissimo a ritrovare fiducia negli altri e a costruire nuove relazioni».
Spostandoti verso il Levante, tra borghi come Portofino e Sestri, come vivi l’idea di bellezza così “perfetta” e patinata?
«Oggi la percepisco in modo diverso. Un tempo mi confrontavo con modelli di perfezione irraggiungibili, mentre ora credo che la vera bellezza sia l’autenticità. Anche in contesti molto “perfetti”, come Portofino e Sestri Levante, cerco di portare la mia normalità e la mia storia. La scorsa estate ho partecipato a una sfilata a Lavagna per il negozio Daisy Deri, un’occasione che mi ha permesso di raccontarmi in modo semplice e diretto. A Chiavari, ho realizzato alcuni scatti per sponsorizzare un negozio di Sestri Ponente, mostrando anche lì una bellezza più spontanea. In questi luoghi così curati, mi piace raccontare una realtà autentica, senza filtri».
Sei passata da vittima del web a “Miss Regina del Web”: come hai ribaltato il potere dei social a tuo favore?
«Ho deciso di usarli per raccontarmi senza filtri. Ho iniziato a condividere le mie insicurezze, i miei progressi e la mia vita reale. Così le persone hanno iniziato a riconoscersi in me e i social sono diventati uno spazio positivo, dove finalmente mi sento libera».
Hai perdonato i tuoi bulli. Come si arriva a un passo così grande senza portare rancore?
«Il perdono è stato un percorso. Ho capito che portare con me la rabbia era dannoso solo per me. Perdonare non significa dimenticare, ma scegliere di andare avanti e non lasciare che il passato continui a influenzare il presente».
Oggi sogni di parlare nelle scuole: qual è il primo consiglio che daresti a un ragazzo che si sente “sbagliato”?
«Gli direi che non è sbagliato. Le differenze sono una forza, non una debolezza. E soprattutto gli direi di parlarne, di non restare solo, perché condividere ciò che si prova può fare davvero la differenza».
Qual è il prossimo traguardo che vuoi raggiungere, qui in Liguria o sulle passerelle?
«Desidero portare il mio messaggio in più contesti possibile, dalle scuole agli eventi. Sulle passerelle sogno di lavorare con brand inclusivi, ma soprattutto voglio continuare a essere un esempio positivo. Il mio vero traguardo? Aiutare anche solo una persona a sentirsi meglio con sé stessa».

