Dal convegno dei giovani di Confindustria, iniziato ieri a Rapallo presso il Gran Hotel Excelsior, arriva quello che non t’aspetti, una bocciatura quasi a 360 gradi di molti dei punti cardine programmatici del nuovo governo “giallo-verde”, tra cui soprattutto quello della flat tax, che secondo la Lega di Salvini proprio in soccorso dell’impresa dovrebbe andare.

«Non vogliamo pagare meno degli altri, e se la flat tax è insostenibile per le casse dello stato diciamo no grazie. Vogliamo equità, servono tasse giuste, non piatte». Così Alessio Rossi, presidente dei giovani industriali ieri: non certo un sindacalista impegnato nella lotta di classe. Ma non solo: da Rapallo ieri, oltre alle grandi preoccupazioni per i dubbi sollevati soprattutto dal Movimento Cinque Stelle in merito all’Ilva e al terzo valico, anche la difesa del tanto vituperato Jobs Act, «che ha creato 850mila posti di lavoro in più».

Ma del resto quello che appare un corto circuito tale non è: la cosiddetta flat tax, per come è stata sinora prospettata, alle imprese non porterebbe alcun vantaggio concreto. Fermo restando infatti che la cosiddetta trickle-down economy (abbassare le tasse a imprese e ricchi sperando che così questi investano di più) ben di rado nella storia ha mai dimostrato di funzionare così come previsto, anzi, la flat tax sarebbe una modifica alle tasse sul reddito, non sull’impresa (tasse, queste ultime, già abbassate dagli scorsi governi con un concetto similare). Insomma, farebbe risparmiare – e tanto – proprio chi si “tiene” i soldi anziché reinvestire i fatturati nelle proprie imprese. E solo in favore dei redditi più alti: chi ha redditi bassi già è soggetto a una pressione fiscale paragonabile (se non inferiore) a quella ipotizzata dalla flat tax: con buona pace della propaganda che la vorrebbe una misura atta ad aiutare “le famiglie”.

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Confindustria keynesiana, quindi? No, solo capace a far di conto, e – come è giusto che sia – a guardare ai propri interessi: una misura che costerebbe alle casse dello Stato un’enormità, senza portare beneficio diretto né alle imprese né alla gran parte dei portafogli dei consumatori, alle imprese arrecherebbe semmai danno. Già, perché da qualche parte i soldi per sostenere la flat tax andrebbero presi: che si prendano da aumenti di tasse indirette come l’IVA – togliendo potere d’acquisto proprie alle famiglie “normali” – o che vengano meno alle disponibilità proprio per i contributi statali agli investimenti e alle startup imprenditoriali, a trovarsi danneggiate sarebbero proprio anche le imprese.