Pino Sanguineti, Luigi Barbieri e Massimo Talerico, coinvolti nell’inchiesta “I Conti di Lavagna” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Comune e in città, sono incandidabili. Così ha stabilito il Tribunale civile di Genova in primo e secondo grado nei confronti rispettivamente dell’ex primo cittadino, dell’ex vice sindaco e dell’ex consigliere comunale di maggioranza della lista civica di centrodestra “Movimento per Lavagna”. A dare la notizia l’edizione odierna de Il Secolo XIX.

L’ex primo cittadino, l’ex vice sindaco e l’ex consigliere comunale di maggioranza della lista civica di centrodestra “Movimento per Lavagna” sono coinvolti nell’inchiesta “I Conti di Lavagna”

Sanguineti, però, ha impugnato il provvedimento in Cassazione contestando il fatto che lo scioglimento del consiglio comunale per mafia è un’azione illegittima perché l’assemblea si era già sciolta con le dimissioni della maggioranza e, di conseguenza, sarebbe priva di valore pure l’incandidabilità collegata al’atto che ha provato il Comune di una guida politica. Sanguineti e Barbieri hanno anche presentato un ricorso al Tar che risulta pendente. Il ministero dell’Interno, lo scorso luglio, aveva proposto l’incandidabilità di Sanguineti, Barbieri e Talarico alle elezioni comunali, metropolitane e regionali. L’iastanza è stata perorata dal procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati di fronte al Tribunale civile del capoluogo ligure che si è espresso a favore dell’incandidabilità per tutti e tre. La Corte di appello genovese ha confermato la sentenza. Non è stata chiesta, invece, l’incandidabilità per Gabriella Mondello, ex sindaco di Lavagna per 24 anni, dal 1980 al 2004 ed ex parlamentare di Pdl, Forza Italia e Udc, coinvolta anche lei nell’inchiesta “I Conti di Lavagna” ma all’epoca era priva di incarichi politoco-amministrativi.