Dalle perizie della polizia scientifica emerge la presenza del dna di Paolo Ginocchio sulle fascette usate per strangolare Olivieri.

Tracce di dna sulle fascette, nuove prove a carico di Ginocchio

Il dna di Paolo Ginocchio è stato rinvenuto su una delle fascette da elettricista utilizzate per strangolare Antonio Olivieri, l’artigiano cinquantenne di Sestri Levante trovato morto nello scantinato di casa a novembre. Questo il risultato della perizia scientifica reso noto per primo, in queste ore, dal Secolo XIX.

Ginocchio era ritenuto esecutore materiale dell’omicidio, mentre la “mandante” sarebbe stata la sua attuale compagna, Gesonita Barbosa, ex moglie di Olivieri a caccia d’eredità (entrambi nella foto in evidenza). A incastrare Ginocchio erano state le riprese delle telecamere che avevano mostrato la sua auto sul luogo del delitto, ma sinora era mancata una prova diretta ed inconfutabile: la presenza del suo dna sulle fascette la costituirebbe indubbiamente.

L’accusato avrebbe utilizzato i guanti durante il delitto vero e proprio, sostiene la perizia, ma avrebbe toccato le fascette senza protezioni, lasciando dunque tracce genetiche su di esse, nel portarle dalla sua auto sino nello scantinato dove si è poi consumato l’omicidio.