Avevano rubato alcune confezioni di cannabis “light” da una tabaccheria chiavarese: identificati dalle telecamere, sono stati denunciati due ragazzi.

Il furto di cannabis compiuto da due ragazzi

Una bravata – e neppure tanto “furba” – quella di due ragazzi, di 19 e 17 anni, che alcuni giorni fa avevano rubato in una tabaccheria chiavarese di via Entella alcune confezioni di cannabis “legale”. Riconosciuti e identificati grazie alla videosorveglianza interna al negozio, come riporta oggi il Secolo XIX, sono stati denunciati per furto dai carabinieri.

La cannabis light

Della “marijuana light” il Nuovo Levante ha abbondantemente parlato recentemente: nell’inchiesta della settimana scorsa e nel numero correntemente in edicola attraverso un’intervista proprio ad alcuni tabaccai chiavaresi, fra chi ha deciso di venderla e chi no. Non è una sostanza stupefacente: il contenuto di principio attivo, il THC (tetraidrossicannabinolo), è irrisorio. Ufficialmente è dunque venduta per “collezionismo”, o per “uso tecnico”: non apertamente dunque per essere fumata o per uso alimentare, questo anche per via di un certo vuoto legislativo che non la norma ancora chiaramente, sebbene, appunto, non essendo stupefacente non può esserne illegale la vendita.

Chissà però quale “uso tecnico” avevano in mente per essa i due giovanotti che ne hanno rubato circa 10 grammi dalla tabaccheria. D’altronde il fatto di cronaca – con qualche risvolto inevitabilmente ilare – può anche far ragionare sul prezzo medio della vendita al dettaglio della cannabis light: attorno ai 12 euro al grammo. E cioè, per dirla chiara, un prezzo paradossalmente persino superiore a quello medio del mercato dello spaccio di quella “vera”, stupefacente eccome. Un ragionamento che non sfocia tanto sul mercato nascente della cannabis light – che in quanto anomalo e senza concorrenza è soggetto alle più basilari leggi di mercato, in questo caso davvero paragonabile al “collezionismo” – quanto al dibattito sulle forme di legalizzazione ipotizzate per la marijuana stupefacente. Sono noti i pro della legalizzazione avanzati da chi la sostiene: in primis quello di sottrarla proprio al mercato dell’illegalità e della mafia, infliggendo ad esso un duro colpo economico ed al contempo portando un guadagno non indifferente alle casse dello Stato. Ma se l’eventuale cannabis legalizzata fosse venduta a prezzi superiori a quelli del mercato nero (come quella attualmente ad uso farmaceutico, che si aggira su prezzi doppi), questo succitato risultato potrebbe venire se non meno come minimo assai ridimensionato. Se c’è chi è disposto a rubare persino della cannabis “light” già perfettamente legale, che al massimo può servire come deodorante, quella stupefacente legalizzata che costasse comunque così tanto – se non probabilmente anche di più, come Monopolio di Stato – sarebbe davvero in grado di eliminare lo spaccio? Food for thought lo chiamerebbero gli anglosassoni, anche perché l’erba del vicino è sempre più verde.