Depositato il ricorso in appello per la sentenza di condanna a Claudio Borgarelli, condannato l’ottobre scorso a 30 anni di reclusione per l’efferato omicidio dello zio, Albano Crocco: a renderlo noto il Secolo XIX di stamane.

L’omicidio di Lumarzo

Il delitto avvenuto ad ottobre del 2016 ha lasciato un segno profondo in vallata, anche e soprattutto per le efferate dinamiche e modalità: Borgarelli dopo aver sparato alla schiena dello zio 68enne, Albano Crocco, lo aveva decapitato. E la testa della vittima non è mai stata ritrovata: il che ha sommato ai capi d’imputazione a carico dell’infermiere 55enne anche l’occultamento di cadavere. Insieme all’omicidio premeditato aggravato dai futili motivi, questo gli è valso la condanna a 30 anni. La richiesta dell’accusa era però stata più grande: ergastolo, puntando sull’ulteriore aggravante della crudeltà: che sarebbe stata riconosciuta se la decapitazione, eseguita con un machete, fosse stata compiuta quando Crocco era ancora in vita. Ma le perizie non sono riuscite a concordare in merito, anzi il referto dell’autopsia sosteneva il contrario. Ora, su richiesta della difesa, di questo ed altro si tornerà a dibattere in aula, nel processo d’appello.