Sull’edizione de Il Nuovo Levante in edicola oggi trovate un articolo riguardante una particolare indagine sulle barriere architettoniche presenti a Recco. Una ricerca che fornisce spunti interessanti grazie alle fotografie scattate da tre cittadini di Recco: Luciano Michelon, Veronica Raiola e Giovanni Battista Casareto. Proprio quest’ultimo, “Gianni” per gli amici, ha particolarmente a cuore questo argomento perché quotidianamente deve affrontare disagi connessi con una disabilità motoria che lo costringe a spostarsi nella sua città utilizzando una carrozzina elettrica. Nei giorni scorsi “Gianni” ha scritto una lettera aperta sul tema delle barriere architettoniche presenti a Recco: la pubblichiamo insieme agli scatti prodotti dagli autori di questa indagine.

Recco, viaggio tra le barriere architettoniche

Spesso le persone camminano per strada, attraversano le strisce pedonali, salgono sui marciapiedi, entrano in un bar, in un ristorante, in un negozio e poi tornano a casa. Sono fortunate perché se incontrano un ostacolo lo possono superare tranquillamente con le proprie gambe. Ma per chi questa fortuna non ce l’ha perché, per una malattia invalidante o per un tragico incidente, è costretto a vivere e a spostarsi con una carrozzina manuale o elettrica, la vita diventa un lungo, interminabile viaggio nell’impossibilità di muoversi in piena e totale autonomia, costellato di ostacoli: attraversare un marciapiede o entrare in un locale diventano imprese improbe.

Eppure l’articolo 3 della nostra Costituzione recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Parole sacrosante ma che in tutti questi decenni non sono state rispettate fino in fondo da amministratori e politici di ogni colore partitico che ne hanno fatto cartastraccia, salvo poi ricordarsene quando faceva comodo a qualcuno di loro. Basterebbe guardarsi attorno quando attraversiamo le nostre città più o meno grandi per rendersi conto di come, a volte, diventa impossibile per un disabile costruirsi una vita indipendente.

Purtroppo anche a Recco la situazione dell’abbattimento delle barriere architettoniche è un problema reale e sentito da chi, come il sottoscritto, vive sulla propria pelle una disabilità importante. Quando camminavo, seppur tenuto sotto braccio da qualcuno, io stesso, lo ammetto, non mi accorgevo dei tanti ostacoli che si palesano dinnanzi a chi, seduto su una carrozzina, è intento a raggiungere o superare un marciapiede oppure entrare in un negozio al cui ingresso non manca un alto gradino: nel 1999 ho iniziato a usare ausili a spinta manuale e poi con motore elettrico e allora ho cominciato a toccare con mano il problema di trovarsi davanti a un ostacolo e non poterlo superare. A mia memoria, se non erro, prima del 1995 Recco era una cittadina totalmente sprovvista di scivoli sui marciapiedi: in seguito sono state compiute numerose migliorie, anche se alquanto approssimative. In particolare, quasi tutti gli scivoli realizzati tra il 1995 e il 1999 presentano difetti strutturali gravi: molti di questi, infatti, sono dotati di un bordo troppo alto. Ovviamente dopo sono stati fatti degli aggiustamenti con catrame o cemento: interventi che non hanno di certo risolto il problema perché dopo un po’ di tempo parti di questi “tappulli” fatti con i sopracitati materiali si sono disperse e non è stato fatto alcun tipo di lavoro di manutenzione e di “allineamento” tra scivolo e strada. È sconcertante notare scivoli fatti bene e, a pochi centimetri di distanza, scivoli con bordo alto: per noi che viviamo questo disagio è una presa in giro, una beffa atroce che mortifica le nostre già complicate esistenze.

Ho sempre garantito la mia disponibilità per contribuire a risolvere questi problemi. In una sola occasione, qualche settimana prima dell’avvio di una modifica del piano cittadino della viabilità, accompagnato da un’assistente sociale del Comune di Recco munita di mappa della città, verificai lo stato degli scivoli e feci segnare gli interventi da mettere in atto in tale contesto: credo che quel “mappale” sia stato “dimenticato” in qualche cassetto. A distanza di molti anni, nel 2017, il consiglio comunale di Recco ha dato il via libera all’unanimità all’adozione del PEBA, il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, grazie a una mozione presentata dai consiglieri di opposizione Marcello Napoli e Veronica Raiola: proprio la conoscenza con Veronica mi ha portato a eseguire lo scorso 23 aprile, dopo oltre un decennio, un nuovo sopralluogo tramite il quale ancora una volta ho constatato con amarezza che quegli scivoli sono rimasti inalterati con gradino non allineato al piano stradale. Come se non bastasse, mentre continuano ad esistere molti marciapiedi senza scivolo, in importanti zone della nostra cittadina ne sono stati fatti altri, a regola d’arte ma assolutamente inutili, tra via dei Fieschi e piazzale Olimpia, su un marciapiede costellato di alberi situati proprio al centro dello stesso che non consentono nemmeno il passaggio di gente che ha la fortuna di camminare, figurarsi quello di persone che devono usare carrozzine o passeggini. A chi ha messo in atto questo sperpero di denaro pubblico, auguro di passare qualche giorno seduto su una carrozzina provando sulla propria pelle il disagio di muoversi a Recco senza l’ausilio delle proprie gambe.

Giovanni Battista Casareto