La testimonianza Francesca, accompagnatrice dei ragazzi disabili: «Sfatiamo il mito sulla scarsa accoglienza da parte dei Liguri. Siamo stati benissimo».

Rapallo nemica dei disabili? È una bufala

Basta con i classici e stereotipati adagi sull’inospitalità dei Liguri. A dispetto del popolare slogan del duo comico Ceccon – Balbontin, la torta di riso non è finita. Al contrario, ce n’è per tutti!

Per comprenderne il significato dobbiamo fare un passo indietro; a settimana scorsa, quando in città iniziò a rimbalzare la triste voce di un folto gruppo di ragazzi disabili respinto dal personale di alcuni locali del centro. Un fatto riprovevole, senza dubbio. O almeno così sarebbe stato se la vicenda avesse trovato un effettivo riscontro. Ci siamo subito messi in contatto con Francesca Bolis, una degli accompagnatori dell’allegra brigata partita dal centro «L’Impronta» – nella zona sud di Milano – per una fugace e spensierata gita di due giorni in riva al mare. Ebbene, il quadro dipintoci da Francesca ha fortunatamente i colori e le sfumature di una piacevole sorpresa: «Si sente dire che i Liguri siano poco accoglienti, ma per quella che è stata la nostra esperienza, è esattamente il contrario». Parole che suonano come musica leggiadra alle orecchie di chi opera quotidianamente in ambito ricettivo-turistico e che sembrano sgretolare parte di quel tipico mugugno, al crocevia tra disfattismo e masochismo, troppo spesso insito nella quotidianità dei rivieraschi.

«Non siamo stati respinti da nessuno»

Francesca Bolis

«Non siamo stati respinti da nessuno – assicura – Viaggiamo spesso in gruppi numerosi e la pianificazione logistica diventa inevitabilmente un fattore chiave. Cerchiamo così di informarci sui posti dove fermarci a pranzo o per una pausa caffè, rivolgendoci anzitempo ai Comuni o ai vari enti per la promozione del turismo. Il maltempo tuttavia ci ha costretti a un repentino cambio di programma. Così, dopo aver visitato il centro storico, abbiamo chiesto ad alcune persone dove poterci riposare un po’. E ci hanno indicato un locale del lungomare dove siamo stati accolti in modo caloroso, assecondando tutte le nostre richieste. La stessa calorosa accoglienza che abbiamo ricevuto alla casa per ferie Emiliani o dai vari negozianti che hanno interagito con i nostri ragazzi dimostrando pazienza e disponibilità». Inevitabile la tappa al Castello, «qui abbiamo conosciuto i Volontari del Soccorso che hanno aiutato i ragazzi a visitare il primo piano della casa di Babbo Natale e ci hanno offerto le caldarroste». E poi ancora un salto sulle giostre, con tanto di giri gratuiti.

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«Capita spesso che la gente sia portata a regalar loro qualcosa – commenta – Ecco, questo, nonostante possa apparire come un bel gesto, è qualcosa che noi educatori preferiremmo non accadesse, perché rischia di minare il lavoro che svolgiamo insegnando loro ad essere il più possibile autonomi e indipendenti. È un po’ come se la disabilità venisse associata a una qualche forma di indigenza. Eppure non è così, hanno i loro risparmi e devono imparare ad amministrarli al meglio. Capiamo che in gruppo facciano un po’ di tenerezza, ma devono essere trattati come chiunque, non come bambini bisognosi di attenzioni e regalie. Il dono più bello che si possa far loro è quello di farli sentire esattamente come tutti gli altri».

Come si sentono gli ospiti dei centri gestiti dalla onlus L’Impronta, che tra i suoi numerosi progetti rivolti alla loro crescita e integrazione, ha avviato persino un ristorante e un panificio dove sono regolarmente impiegate persone con disabilità e a breve sorgeranno negozi e una piccola azienda agricola.

«Solo qualche problema per i marciapiedi stretti, ma la Liguria è fatta così, e ci si adatta»

Tornando all’esperienza rapallese… ci sarà pur stata qualche pecca? «Nulla di così traumatico – assicura – Beh si, forse i marciapiedi un po’ stretti che talvolta rendono difficile muoversi in gruppo. Un disagio credo non tanto per i nostri ragazzi, ma per chiunque. Capiamo però che dipende da come è fatta la Liguria. Quindi basta saperlo e ci si adatta di conseguenza». Un atteggiamento dal quale probabilmente anche noi, sempre pronti a puntare il dito su ogni piccola trascurabile imperfezione, dovremmo forse trarre qualche insegnamento.