Circa 300 studenti stamattina lunedì 12 febbraio per assistere all’incontro, organizzato all’Auditorium San Francesco di Chiavari, con Vera Vigevani Jarach.

All’incontro all’Auditorium circa 300 studenti

La donna ha incontrato gli studenti del territorio (circa 300) lunedì 12 febbraio nell’ambito del progetto “Credere” proposto dall’Ufficio Scuola della Diocesi di Chiavari, in collaborazione con il liceo cittadino Marconi-Delpino. L’iniziativa da alcuni anni ha come obiettivo di far incontrare i giovani con persone che possano testimoniare il valore delle loro scelte. I ragazzi hanno letto una poesia di sua figlia desaparecida a 17 anni e sono saliti sul palco a farle domande. Hanno preso la parola anche la dirigente scolastica del Marconi Daniela Loero e don Alberto Gastaldi.

Il nonno di Vera è morto ad Auschwitz, mentre la figlia è stata sequestrata, torturata e gettata in mare (viva)

Vera Vigevani Jarach, classe 1928, ha attraversato, nel Novecento, due tragedie che l’hanno segnata per sempre: ha perso il nonno materno, Ettore Felice Camerino, mandato a morte ad Auschwitz dai nazisti; e ha perso la figlia Franca, di 18 anni, sequestrata, torturata e gettata in mare (viva) da un aereo della morte del dittatore Videla in Argentina. “Non ho tombe sulle quali piangere. Mio nonno è diventato il fumo di un camino, mia figlia riposa in fondo al mare”, racconta Vera, che si definisce “militante della memoria”.

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Giornalista dell’Ansa di Buenos Aires

In Argentina Vera si è sposata ed è stata, fino alla pensione, giornalista all’Ansa di Buenos Aires.

Sua figlia Franca scomparve a 18 anni il 26 giugno 1976 e di lei non si seppe più nulla fino a qualche anno fa, quando una donna le ha raccontato tutto, una sopravvissuta al campo di concentramento dell’Esma, la scuola ufficiali della Marina argentina militare usata come centro di detenzione e tortura. L’attesa è durata 20 anni, mentre tanti altri non hanno saputo più niente dei loro cari scomparsi, 30mila desaparecidos dal 1976 al 1983. Franca fu drogata e gettata un mese dopo l’arresto da un aereo nel Rio de La Plata. Nel 1978 in Argentina si giocavano i Mondiali di calcio, ma il mondo non si accorse di cosa stava succedendo. Molti chiusero gli occhi.

Una militante della memoria: porta spesso un fazzoletto bianco in testa

Da allora Vera Vigevani appartiene al movimento delle Madres de Plaza de Mayo ed è diventata una “militante della memoria”: il fazzoletto bianco in testa che porta spesso, sempre nelle cerimonie ufficiali, i capelli oramai bianchi, la vista che negli ultimi anni si è fatta più debole ma la voglia di testimoniare e continuare a raccontare.